Articolo pubblicato il: 07/10/2026 alle 18:00
La Busa - Una lasagna, un bis e nessuna etichetta: la bella storia di Due Chiacchiere
Posted By Redazione
Categoria: Cucina, Cultura, Notizie, Solidarietà

Hanno preparato le lasagne, allestito il buffet, servito gli ospiti. Qualcuno ha chiesto persino il bis. Ma nessuno, tra i commensali riuniti per festeggiare un sessantesimo compleanno, sapeva chi ci fosse realmente dietro quei piatti. Ed è proprio qui che sta la bellezza della storia raccontata da “Due Chiacchiere un Sorriso ODV”: per una sera non c’erano diversità da spiegare, etichette da appiccicare o inclusione da proclamare. C’erano semplicemente dei ragazzi al lavoro. E una lasagna buona da mangiare.

 

 

È accaduto sabato 3 ottobre all’agriturismo GardaFarm di Verona. Una lunga tavolata, brindisi, festa e un ricco buffet preparato dal gruppo catering dell’associazione.
In cucina c’erano Silvia, Benedetta, Arianna, Filippo e Riccardo. In sala Carmelo, Rebecca, Mada, Elena e Sara, affiancati dalle mamme volontarie. «Gli ospiti hanno mangiato, apprezzato, chiesto il bis. Nessuno sapeva chi avesse cucinato», racconta l’associazione. Poi una frase che vale più di tante definizioni: «Questa è la normalità che sogniamo».

Da Riva un progetto nato nel 2013
Due Chiacchiere un Sorriso è un’organizzazione di volontariato, nata nel 2013, guidata dalla presidente Monica Bertoni, e con sede a Riva del Garda. Si occupa di neurodivergenza partendo non dai limiti, ma dai talenti delle persone, costruendo occasioni di socialità, autonomia e avvicinamento al lavoro per ragazzi e ragazze, insieme alle loro famiglie.
Una filosofia riassunta bene dalla stessa associazione: prima vengono le persone, poi la neurodivergenza. Accanto alle attività di socializzazione sono cresciuti negli anni percorsi concreti verso l’autonomia, mettendo insieme ragazzi neurodivergenti e coetanei neurotipici.
Tra questi c’è “Evvivere a Colori”, che comprende un percorso di cucina seguito da un cuoco professionista. Da oltre tre anni i ragazzi imparano non soltanto a preparare un piatto, ma anche a organizzare tempi e mansioni, collaborare, assumersi responsabilità e lavorare insieme. Da quell’esperienza è nato il servizio catering, portando il laboratorio dentro situazioni vere, con ospiti veri e responsabilità altrettanto vere.

Quando l’etichetta non serve più
Ed è proprio ciò che è successo a GardaFarm. «Spesso pensiamo che inclusione voglia dire spiegare e mettere etichette – raccontano da Due Chiacchiere un Sorriso –. Sabato abbiamo visto il contrario: inclusione è quando l’etichetta non serve più». Quando, insomma, chi è seduto a tavola non pensa a chi abbia preparato quella pietanza, alle sue difficoltà o alla sua storia.
La assaggia e pensa soltanto: «Che buona». Il grazie finale va a Cristina Serpelloni di GardaFarm, che ha dato fiducia al progetto, alle mamme volontarie e all’intera squadra.
Una giornata di festa, dunque. Ma soprattutto una piccola dimostrazione pratica di cosa possa significare inclusione quando smette di essere una parola.
Una cucina, una sala piena di ospiti, un bis chiesto al buffet. E nessuna etichetta da spiegare. (nf)

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Data e ora di stampa: 07/10/2026 19:28
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