Articolo pubblicato il: 23/01/2026 alle 19:30
La Busa - “Un fiume di sterco”: nuovo allarme per l’inquinamento della Sarca
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Salute

 

Il fiume Sarca, che nasce nelle Giudicarie e attraversa l’intero Trentino occidentale prima di sfociare nel lago di Garda, torna al centro di un grave allarme ambientale. Da oltre cinque anni, in località Plaza di Sant’Antonio di Mavignola, nel Comune di Pinzolo, si ripetono sversamenti illeciti di letame e liquami zootecnici che mettono a rischio diretto uno dei principali corsi d’acqua della provincia.
A denunciarlo è Acque Trentine – Comitato permanente di difesa delle acque del Trentino, insieme a numerose associazioni ambientaliste attive dall’Alto Garda alle valli interne. Non si tratterebbe di episodi sporadici, ma di una condotta reiterata, attribuita sempre alla stessa azienda agricola, documentata nel tempo da ordinanze comunali, sopralluoghi, interventi d’urgenza e atti ufficiali.

Una vicenda che si trascina dal 2020
Le prime segnalazioni risalgono al 2020, quando letame e liquami iniziano ad accumularsi in un’area boschiva a ridosso del fiume. Nel 2021 il Comune di Pinzolo emette un’ordinanza contingibile e urgente per imporre la rimozione del materiale e la messa in sicurezza del sito, ma – secondo quanto riportato – il provvedimento non viene rispettato.
Negli anni successivi la situazione non si risolve: nel 2022 il materiale viene spostato lungo il fiume Chiese, trasferendo il problema da un bacino fluviale all’altro. Nello stesso anno il Comune è costretto a intervenire direttamente, con costi pubblici superiori ai 32 mila euro, per consentire la rimozione dei liquami dall’argine della Sarca.
Tra il 2023 e il 2024 si registrano nuovi episodi, fino alla creazione di vere e proprie vasche di liquami delimitate da argini di letame. Anche tra il 2024 e il 2026 le segnalazioni continuano, con colate che arrivano a lambire il letto del fiume, mentre l’allevamento responsabile risulta ancora in attività.

 

 

Un rischio ambientale che riguarda tutto il territorio
Secondo le associazioni firmatarie, l’impatto potenziale di questi sversamenti è scientificamente noto: letame e liquami contengono azoto e fosforo, responsabili dell’eutrofizzazione delle acque, batteri e patogeni e possibili residui farmacologici.
La Sarca, come molti corsi d’acqua alpini, è un ecosistema fragile. Anche episodi localizzati possono produrre effetti cumulativi lungo tutta l’asta fluviale, con conseguenze sulla qualità delle acque, sugli habitat ittici e sull’equilibrio ecologico che collega montagna, valli e lago di Garda.
Non si tratta, sottolineano i promotori dell’appello, di una battaglia ideologica, ma di una questione che riguarda sicurezza idrica, salute pubblica, turismo, agricoltura e qualità della vita delle comunità attraversate dal fiume.

Norme violate e responsabilità
Il quadro delineato configurerebbe una grave violazione della normativa ambientale, dal Testo unico ambientale alle direttive europee su acque e nitrati, fino a possibili profili penali per inquinamento ambientale. A pesare è anche la ripetuta inosservanza delle ordinanze comunali, elemento che aggraverebbe ulteriormente le responsabilità.

Il nodo delle sovvenzioni pubbliche
Un aspetto particolarmente critico riguarda il rapporto tra danni ambientali e contributi pubblici. Secondo quanto segnalato, l’azienda coinvolta avrebbe beneficiato di sovvenzioni di importo analogo alle spese sostenute dalla collettività per fronteggiare l’emergenza, senza che sia chiaro se siano stati effettuati controlli stringenti sul rispetto delle condizioni ambientali.
Una contraddizione che, secondo le associazioni, solleva interrogativi sul funzionamento dei sistemi di controllo e alimenta sfiducia nelle istituzioni, danneggiando anche l’immagine del mondo agricolo, in gran parte composto da realtà che operano nel rispetto delle regole.

Le richieste: “Basta rinvii”
Il documento si chiude con una richiesta di decisioni immediate e definitive: cessazione delle attività incompatibili nell’area di Plaza, ripristino ambientale a carico dei responsabili, revisione dei contributi pubblici, monitoraggi indipendenti sulle acque della Sarca e un rafforzamento dei controlli.
Per le associazioni, il caso di Sant’Antonio di Mavignola non è marginale: è un banco di prova per la credibilità delle politiche ambientali provinciali e per la reale tutela di un fiume che unisce le montagne trentine al Garda.

(n.f.)

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