
Il grande tunnel avanza verso il traguardo. Ma il vero interrogativo, nella Busa, è ormai quello che succederà fuori dalla galleria. Quando il collegamento tra Passo San Giovanni e la Maza entrerà in funzione, il traffico proveniente dalla Vallagarina troverà una nuova e più veloce porta d’ingresso nell’Alto Garda. Ad attenderlo, però, almeno nella fase iniziale, non ci sarà ancora il completamento fino al Cretaccio. Ed è proprio questo disallineamento tra UF2 e UF3 a riaccendere le preoccupazioni nell’Oltresarca.
Se n’è discusso allo Spazio Nemos di Bolognano nell’incontro organizzato da Campobase Arco-Garda Trentino, al quale hanno partecipato oltre sessanta persone. La serata, introdotta dai coordinatori Ruggero Morandi e Stefano Miori e condotta da Cornelio Galas, ha visto la presenza del capogruppo comunale Nicola Cattoi, dei consiglieri provinciali Chiara Maule e Francesco Valduga e di rappresentanti della Giunta comunale. A mettere sul tavolo gli scenari tecnici è stato l’ingegner Bruno Gobbi Frattini, esperto di mobilità del territorio.
Il tunnel è oltre il 90 per cento
Per capire la questione bisogna partire dal cantiere. A fine giugno la Provincia certificava un avanzamento superiore al 90% dell’UF2, la grande galleria tra Passo San Giovanni e Maza. Il cronoprogramma provinciale indica ora il completamento entro la fine del 2027. A giugno erano stati contabilizzati lavori per 78,6 milioni di euro su un importo contrattuale aggiornato di 87,8 milioni; sono in corso rivestimenti, soletta di ventilazione, impianti e opere esterne.
È una delle maggiori opere infrastrutturali del Trentino e il quadro complessivo provinciale attribuisce al collegamento Passo San Giovanni-Cretaccio, nelle diverse unità funzionali, un valore superiore ai 187 milioni di euro.
Ma è all’uscita della Maza che comincia il problema sollevato da Campobase.
Quel chilometro e mezzo che cambia tutto
L’UF3 Maza-Linfano-Cretaccio dovrà proseguire il collegamento per circa un chilometro e mezzo, portando i flussi verso il Cretaccio anziché lasciarli gravare sulla viabilità esistente dell’Oltresarca. Il progetto di fattibilità è stato approvato e ha già prodotto l’adeguamento degli strumenti urbanistici di Arco; oggi l’opera, finanziata per 30,3 milioni, è in progettazione esecutiva. La Provincia indica l’avvio dei lavori nella primavera 2027.
È dunque la possibile fase nella quale l’UF2 sarà disponibile mentre l’UF3 non sarà ancora completata a concentrare le preoccupazioni.
Campobase parla apertamente del rischio di un “moncone” infrastrutturale: una galleria capace di velocizzare l’arrivo dalla Vallagarina che, alla Maza, riconsegnerebbe però i veicoli alla rete ordinaria. Secondo quanto emerso durante la serata, le conseguenze da scongiurare riguardano soprattutto Bolognano, Vignole e l’intero Oltresarca, con possibili ripercussioni sui tempi di percorrenza, sulla sicurezza e sull’inquinamento.
Si tratta, va precisato, dello scenario prospettato da Campobase e dai relatori dell’incontro, non di un effetto già misurabile: proprio la gestione futura dei flussi è uno dei punti sui quali si concentra il confronto politico e tecnico.
Tre richieste: UF3, gestione dei flussi e rotatoria
Dalla serata di Bolognano sono uscite tre indicazioni. La prima è dare massima priorità all’UF3, comprimendo per quanto possibile il periodo tra l’apertura della galleria e il completamento del collegamento verso Cretaccio. La seconda riguarda la fase transitoria. Campobase propone di valutare un semaforo all’ingresso della nuova galleria o altri sistemi di regolazione e segnaletica, capaci di dosare e redistribuire i veicoli tra nuova e vecchia viabilità, anziché convogliarli automaticamente tutti verso Maza e Oltresarca. La terza è la rotatoria di Bolognano, all’intersezione tra la SS240 dir della Maza e la SP48 del Monte Velo. Non si tratta più soltanto di un’ipotesi: la Provincia ha avviato nel giugno scorso l’incarico per PFTE, progetto esecutivo, rilievi e frazionamenti e nel proprio quadro degli investimenti indica per l’opera un milione di euro.
Per Campobase la rotatoria deve avere dimensioni adeguate ai nuovi flussi e arrivare in tempo, ma deve essere considerata esclusivamente una misura di mitigazione, non un sostituto dell’UF3.
Una partita che non finisce al Cretaccio
E il disegno, in realtà, guarda ancora più avanti. Dopo l’UF3 rimane il nodo dell’UF4, che interessa la viabilità nella zona di San Giorgio, tra SP118, via Aldo Moro, via Linfano e via Sabbioni e dovrà inserirsi nel più vasto sistema degli spostamenti della Busa. Il tema è già approdato anche in Consiglio provinciale, proprio per le possibili conseguenze sulla zona industriale e sulla distribuzione dei flussi verso Gardesane, Ledro e Tenno.
Nel frattempo la Provincia porta avanti anche il progetto sul versante opposto: la nuova galleria tra la Curva dei Rospi e il lungolago di Loppio, investimento da circa 33 milioni, con progettazione esecutiva prevista entro settembre 2027, cantiere dal 2028 e conclusione stimata nel 2030.
Il quadro, insomma, è quello di un gigantesco puzzle viabilistico nel quale ogni tessera modifica i flussi della successiva.
Ed è qui che la serata di Bolognano ha riportato la discussione: non tanto sull’utilità della nuova Loppio-Busa, quanto sulla necessità che il tunnel non venga considerato un’opera isolata.
Perché dopo anni trascorsi a chiedersi quando sarebbe stata finalmente completata la galleria, la domanda che accompagna sempre più da vicino la Busa è cambiata: quando il tunnel aprirà, sarà pronto anche tutto ciò che dovrà accogliere il traffico dall’altra parte?
(n.f.)



