
La partita sulla Variante di Torbole entra nella sua fase più delicata. Dopo il lungo confronto tra i sindaci dell’Alto Garda e Ledro e il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, il quadro appare più definito sotto il profilo tecnico, ma ancora aperto sul piano politico.
Al centro della discussione restano due sole ipotesi progettuali: la soluzione C, con collegamento tra la Conca d’Oro e la rotatoria della Maza, e la soluzione D, che prevede invece l’uscita nell’area del Linfano attraverso un nuovo attraversamento del Sarca.
Se fino a pochi giorni fa la Provincia sembrava orientata in maniera netta verso la soluzione D, per la quale risultano già previsti circa 150 milioni di euro, il confronto con il territorio ha riportato in gioco anche l’alternativa C. Una riapertura che non modifica però un dato fondamentale: secondo gli studi trasportistici e le analisi dei flussi presentate dai tecnici provinciali, le due soluzioni garantirebbero risultati molto simili dal punto di vista della riduzione del traffico.
Proprio questo elemento sposta ora il confronto dal terreno tecnico a quello politico. Se i benefici sulla mobilità risultano sostanzialmente equivalenti, entrano infatti in gioco aspetti legati ai costi, all’impatto sul territorio e soprattutto alla visione futura dell’Alto Garda.
“La valutazione non può essere solo ingegneristica”, è il ragionamento emerso durante il confronto. Per i sindaci diventa decisivo comprendere quale modello di sviluppo si intenda perseguire nei prossimi decenni, in particolare per la fascia lago e per il sistema della mobilità dell’intero comprensorio.
Il presidente della Comunità Alto Garda e Ledro, Giuliano Marocchi, ha sottolineato come non sia stato posto alcun aut aut da parte della Provincia. Il territorio avrà quindi il tempo necessario per confrontarsi nuovamente con categorie economiche, amministratori e soggetti interessati, con l’obiettivo di arrivare ad una posizione condivisa.
Dal canto suo, Fugatti ha ribadito che gli approfondimenti idrogeologici, normativi e trasportistici continuano a indicare la soluzione D come la più funzionale sotto diversi aspetti, confermando però la disponibilità a proseguire il dialogo prima della scelta definitiva.
Accanto alla questione della variante sono emerse anche alcune novità considerate strategiche per la viabilità dell’Alto Garda. Riva del Garda ha ottenuto l’impegno della Provincia a proseguire il percorso per la realizzazione degli svincoli di via Ballino, un’opera dal valore stimato tra i 4 e i 5 milioni di euro che potrebbe trovare copertura finanziaria già entro la fine dell’anno.
Arco, invece, ha incassato rassicurazioni sull’avanzamento della rotatoria di Bolognano e sul potenziamento di via Aldo Moro, interventi ritenuti fondamentali per sostenere il futuro assetto della mobilità, soprattutto in vista dell’apertura del nuovo collegamento Passo San Giovanni-Maza prevista entro il 2027.
Il confronto si chiude dunque senza una decisione definitiva, ma con una certezza: la Variante di Torbole si farà. Resta da capire quale sarà il tracciato scelto. Una decisione che, più che dai numeri, sarà determinata dalla capacità della politica e del territorio di individuare una visione comune per il futuro dell’Alto Garda.