
La Classica del Lago di Tenno non tradisce mai. Ogni anno promette fatica, sudore e crisi esistenziali già dopo le prime rampe e ogni anno mantiene tutto. La tappa simbolo del Tour de Pance, infatti, è molto più di una semplice pedalata tra amici: è una crudele seduta di verità collettiva dove, tra una salita e un respiro affannato, vengono immediatamente messe a nudo le reali condizioni atletiche dei partecipanti.
Le prime asperità del percorso, tutt’altro che impossibili sulla carta, hanno infatti svolto ancora una volta il loro compito preferito: separare chi aveva davvero fatto qualche allenamento in primavera da chi confidava unicamente nella memoria muscolare… o nei panini alla porchetta.
Ma attenzione: vincere a Tenno non significa automaticamente conquistare il Tour de Pance. La storia della manifestazione insegna che, oltre alla forza sui pedali, servono fortuna, resistenza mentale e soprattutto la capacità di sopravvivere indenni alle grigliate, alle birre post tappa e alle improbabili sveglie all’alba imposte dall’organizzazione.
La corsa è stata combattuta fino all’ultimo metro, con duelli fuori soglia sia davanti che nelle retrovie, dove qualcuno pare abbia ingaggiato una personale lotta contro il battito cardiaco e contro il proprio pranzo del giorno prima.
A tagliare per primo il traguardo al laghetto di Tenno è stato il favoritissimo Nicolas Benini, per tutti “Porcacar”: uno che quando sale in bici sembra avere un motore nascosto, ma che con la dea bendata continua ad avere un rapporto piuttosto complicato. Il talento non si discute, la sfortuna nemmeno. Ora tutti si chiedono se questa sarà finalmente l’edizione buona per spezzare il maleficio e portarsi a casa l’agognata coppa finale.
Anche perché il suo storico rivale, “Walter l’Ombroso”, ha già saltato due prove: assenza che potrebbe pesare parecchio nella classifica generale, salvo clamorosi recuperi degni di una telenovela sportiva.
Tra gli e-biker, che giustamente raccolgono meno punti dei “muscolari”, ma almeno arrivano ancora lucidi al ristoro, il più veloce è stato il giovanissimo “Sami”. Uno dei tanti ragazzini terribili che stanno crescendo all’ombra del Tour e che presto, con ogni probabilità, sfratteranno i rispettivi padri dal trono della manifestazione.
Nota di merito anche per la sicurezza: quest’anno, miracolosamente, non si è vista la tradizionale volata suicida per conquistare il premio birra. I soliti due protagonisti della folle sprintata finale, stavolta, hanno mantenuto una prudente distanza reciproca, forse memori di precedenti esperienze ai limiti dell’intervento ortopedico.
In classifica generale resiste in maglia gialla lo straniero Stefan, il “bavarese terribile”, che grazie a un solido quarto posto conserva la leadership. Ma il gruppo alle sue spalle è compatto e agguerrito: pochi punti separano i primi e il fiato sul collo si sente già distintamente.
Tra le donne, invece, continua il dominio della giovanissima “Me Fiola”, saldamente in possesso della maglia rosa delle femminucce, titolo non ufficiale ma tremendamente ambito.
Il Tour de Pance tornerà il 30 maggio con l’attesissimo “Duello all’Alba”: la tradizionale levataccia collettiva che quest’anno andrà in scena sulla Ponale, autentico anfiteatro naturale per una delle prove più spettacolari dell’intera manifestazione ciclo-goliardica.
E soprattutto, altra preziosa occasione per tentare di smaltire qualche chilo di troppo prima delle inevitabili grigliate estive. Missione che, storicamente, ha sempre avuto percentuali di successo piuttosto basse.
