
Dietro una coperta stesa a terra può esserci un problema di decoro, ma può esserci soprattutto una persona in difficoltà. Ed è proprio sul confine delicato tra controllo degli spazi pubblici, sicurezza e attenzione sociale che si apre un nuovo fronte politico a Riva del Garda.
Le consigliere Cristina Santi e Silvia Betta, del gruppo consiliare PATT + Autonomisti + Popolari-Lega Trentino, hanno presentato un’interpellanza a risposta scritta al sindaco Alessio Zanoni sulla presenza di persone che, secondo le segnalazioni ricevute, da alcuni giorni pernottano alla Spiaggia degli Olivi.
Le due consigliere parlano di un «vero e proprio dormitorio a cielo aperto» e riferiscono di aver ricevuto da cittadini e frequentatori dell’area diverse segnalazioni, accompagnate da fotografie. Non è noto, precisano, se si tratti di turisti, persone in difficoltà oppure di presenze più stabili.
L’interpellanza collega quanto starebbe accadendo alla Spiaggia degli Olivi a una precedente segnalazione di Santi relativa ad alcune persone che dormivano all’aperto nei pressi del nuovo Liceo Maffei. Per le due esponenti di opposizione, dunque, non si sarebbe più davanti a episodi occasionali. Da qui l’attacco politico alla Giunta Zanoni, accusata di non avere «una strategia organica di gestione e controllo degli spazi pubblici».
Nel documento viene chiamata in causa anche Riva Fiere e Congressi, attuale gestore della Spiaggia degli Olivi. Santi e Betta chiedono quali iniziative il Comune intenda assumere, anche in coordinamento con il gestore, per tutelare decoro e sicurezza e se siano già stati coinvolti i servizi sociali per verificare le condizioni delle persone interessate.
Quattro, in sostanza, i chiarimenti richiesti al sindaco: perché non si sia ancora intervenuti alla Spiaggia degli Olivi; cosa sia stato fatto dopo la precedente segnalazione al Maffei; quali provvedimenti concreti siano previsti e se il Comune intenda dotarsi di un piano di monitoraggio e intervento.
Santi e Betta tengono però a mettere un punto fermo: «La presente interpellanza non intende in alcun modo stigmatizzare situazioni di difficoltà personale».
Ed è forse proprio qui che si trova il cuore della questione: capire chi siano quelle persone, prima ancora di stabilire come allontanarle da quei luoghi.
(n.f.)