Articolo pubblicato il: 26/09/2026 alle 16:30
La Busa - San Giorgio, gli ambientalisti rilanciano: «Bypass della frazione e meno consumo di suolo»
Posted By Redazione
Categoria: Agricoltura, Ambiente, Amministrativa, Notizie

 

Un bypass per togliere il traffico di attraversamento dal cuore di San Giorgio, una futura ZTL lungo l’attuale via Aldo Moro e meno nuovo asfalto sui terreni agricoli. Il Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro entra nel confronto sull’UF4 della Loppio-Busa e mette sul tavolo una propria variante al disegno provinciale: ridurre gli allargamenti previsti, rinunciare dove possibile alle complanari e utilizzare la rete ciclabile già esistente per compensare il terreno necessario alla nuova viabilità.
Il tema è quello dell’ultimo tassello del collegamento Loppio-Busa, destinato a interessare in particolare via Sabbioni, via Aldo Moro e l’abitato di San Giorgio.
Il Coordinamento parte però anche da una contestazione sul metodo. Ricorda infatti l’incontro organizzato alcuni mesi fa a Palazzo Panni dall’Amministrazione comunale con il Comitato di partecipazione di San Giorgio e le categorie economiche, lamentando di non essere stato invitato «in quanto portatore di un interesse pubblico generale». Aggiunge inoltre di aver potuto conoscere solo successivamente le proposte illustrate, senza avere quindi la possibilità di presentare osservazioni nei tempi previsti.

Le due ipotesi e il nodo del consumo di suolo
Secondo quanto ricostruito dagli ambientalisti, per via Aldo Moro sarebbero state prospettate due soluzioni: una con complanare sul lato est, accessi ai poli produttivi e percorso pedonale, con una sezione complessiva fino a 22 metri; l’altra senza complanare, ma con accessi diretti alla SP118.
In entrambe le configurazioni la carreggiata verrebbe comunque ampliata, così come avverrebbe lungo via Sabbioni.
Ed è proprio qui che si concentra una delle principali critiche del Coordinamento: il consumo di oltre un ettaro di terreno agricolo, ritenuto «inaccettabile» anche nell’ipotesi meno invasiva.
La proposta alternativa parte quindi dalle ciclabili. Secondo il Coordinamento non sarebbe necessario realizzare nuovi percorsi paralleli a via Aldo Moro e via Sabbioni, potendo utilizzare l’asse già esistente tra il sottopasso della rotatoria Arcese, la zona industriale, l’ex Carmellini e strada del Linfano, oltre a via Santa Caterina e via Narzelle.
La stima avanzata è di un risparmio di circa 5 mila metri quadrati di suolo.

Il nodo vero è San Giorgio
Ma la parte più significativa della proposta riguarda la frazione. Il Coordinamento richiama le simulazioni sui futuri flussi di traffico e sostiene che, con l’apertura del nuovo collegamento, San Giorgio rischierebbe di diventare uno dei punti più delicati dell’intero sistema viabilistico. Da qui l’idea di un bypass utilizzando via Isce, tra via Sabbioni e via Monte Brione, per poi ricongiungersi alla SP118 a sud dell’abitato. L’intervento richiederebbe, secondo le stime del Coordinamento, fra 6 mila e 6.500 metri quadrati di terreno: consumo che verrebbe però sostanzialmente compensato dalla rinuncia ai nuovi tratti ciclabili e potrebbe trasformarsi in un saldo ancora più favorevole qualora venissero eliminate anche le complanari.
Il bypass consentirebbe inoltre di trasformare il tratto urbano di via Aldo Moro in una Zona a traffico limitato per residenti e ospiti, alleggerendo San Giorgio dal traffico di attraversamento.

ZTL anche per evitare le “scorciatoie”
Il progetto degli ambientalisti guarda infine alla viabilità minore: ZTL con varchi elettronici nell’ultimo tratto di via Cavallo e interventi di moderazione della velocità, oppure una ZTL, lungo via San Tomè e Passirone, per evitare che le strade secondarie diventino scorciatoie. La filosofia complessiva viene riassunta in due obiettivi: contenere il consumo di suolo agricolo e impedire che San Giorgio paghi il prezzo dell’aumento dei flussi generato dalla nuova Loppio-Busa.
Per il Coordinamento, insomma, l’UF4 non deve essere soltanto il tratto finale di una grande infrastruttura provinciale, ma l’occasione per ripensare la mobilità della zona: «Le frazioni e i centri abitati non possono e non devono essere sacrificati sull’altare dello smaltimento del traffico provinciale».
(n.f.)

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