
Questa volta a parlare è l’intero Consiglio comunale. Maggioranza e opposizioni, senza divisioni, hanno approvato all’unanimità una risoluzione che chiede la sospensione di “Ritorno a Camelot” e ribadisce la contrarietà alle nostalgie nazifasciste. Un passaggio istituzionale forte dentro una vicenda che, a poche ore dal presidio democratico annunciato a Pietramurata, continua ad allargare il fronte delle prese di posizione. E Lucio Matteotti, consigliere comunale del PD Dro-Drena, non usa mezzi termini: «A Pietramurata non si tiene un concerto rock».
Secondo Matteotti, quello annunciato al Ciclamino deve essere considerato «una manifestazione nazifascista europea». Il consigliere richiama inoltre i precedenti giudiziari che attribuisce a esponenti del Veneto Fronte Skinheads e sostiene che alcune formazioni straniere attese all’evento siano fuorilegge nei rispettivi Paesi.
Affermazioni pesanti, che Matteotti inserisce però soprattutto dentro una questione che, a suo giudizio, supera gli schieramenti.
«Non è un problema di destra o sinistra»
«Non dovrebbe essere un problema di destra e di sinistra, ma di civiltà e di difesa dei valori democratici sanciti nella Costituzione», afferma, richiamando libertà di pensiero e credo politico, rifiuto delle discriminazioni razziali, sessuali e legate all’orientamento sessuale e rispetto di ogni diversità.
Il consigliere teme che durante il raduno vengano propagandati suprematismo bianco, odio razziale e nostalgie dei regimi che trascinarono l’Europa nella Seconda guerra mondiale, nelle leggi razziali e nei campi di sterminio. «Si poteva guardare da un’altra parte, o dire che sono solo dei ragazzi che vogliono far festa? Ma per piacere», attacca Matteotti.
Il fronte del “no” e la risposta pacifica
Intanto la contrarietà a “Ritorno a Camelot” ha ormai superato i confini di Dro. Nei giorni scorsi sono intervenuti amministratori, gruppi politici, associazioni e realtà civiche. Matteotti richiama in particolare le posizioni assunte dai sindaci di Riva del Garda, Arco, Trento e Rovereto, oltre ai pronunciamenti istituzionali arrivati da Dro e Vallelaghi.
Il raduno, tuttavia, resta previsto. Matteotti afferma che il Commissariato del Governo ha ritenuto di consentirne lo svolgimento, nonostante le richieste contrarie emerse dal territorio.
Da qui l’appello alla risposta civile.
«Risponderemo pacificamente, a Pietramurata, con la tranquillità della forza democratica, in tanti, uomini e donne di ogni credo politico», conclude Matteotti, uniti dalla preoccupazione per il ritorno di parole d’ordine «che pensavamo condannate per sempre dalla storia».
Dopo il voto unanime del Consiglio di Dro, dunque, la distanza politica e istituzionale dal raduno non potrebbe essere più netta. Ora l’attenzione si sposta su Pietramurata e sulla mobilitazione democratica che accompagnerà queste ore ad alta tensione.
(n.f.)