Articolo pubblicato il: 26/06/2026 alle 09:00
La Busa - Piombo nelle munizioni da caccia, Calzà (PD) interroga: “Rischi per salute, fauna e alimenti”
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Notizie, Politica, Salute

 

Dalla tutela del Garda alla pressione turistica, dai servizi territoriali alle questioni ambientali che toccano da vicino anche l’Alto Garda e Ledro. Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino, già vicesindaca di Dro e oggi voce del territorio sui banchi delle opposizioni in Consiglio provinciale, torna a incalzare la Giunta Fugatti su un tema delicato e poco visibile, ma dalle ricadute importanti: l’utilizzo del piombo nelle munizioni da caccia.
La consigliera ha depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, ponendo l’attenzione sui possibili effetti del piombo sulla salute pubblica, sulla fauna selvatica e sulla sicurezza alimentare della carne di selvaggina. L’obiettivo è capire se le politiche provinciali oggi in campo siano sufficienti ad affrontare una criticità che, secondo Calzà, non può più essere considerata marginale.
Il punto di partenza è sanitario. Il piombo è una sostanza altamente tossica e, come ricordato nell’interrogazione, non esiste una soglia di sicurezza per l’organismo umano. Gli effetti più gravi riguardano feti e bambini, con possibili danni permanenti allo sviluppo neurologico. Proprio per questo, negli anni, il suo impiego è stato progressivamente eliminato da benzine, vernici, giocattoli, tubazioni, inchiostri e altri prodotti di uso quotidiano.
Eppure una delle principali fonti di esposizione residua resta la carne di selvaggina abbattuta con munizioni al piombo. Secondo studi dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, chi consuma frequentemente questo tipo di carne può essere esposto a livelli di piombo fino a sette volte superiori rispetto alla popolazione generale. A rendere il quadro più fragile c’è anche una lacuna normativa: per la selvaggina destinata al consumo umano non sono previsti limiti specifici per la presenza di piombo, a differenza di quanto accade per le carni provenienti da animali allevati.

 

 

“Considerati i dati che vedono il consumo di selvaggina in aumento anche in Trentino, è urgente affrontare il tema in modo sistematico, visto che sono coinvolte salute, ambiente e tradizioni venatorie”, sottolinea Calzà. La consigliera ricorda inoltre che “nel 2019 la Provincia aveva avviato un progetto per la creazione di centri di raccolta e controllo degli ungulati selvatici, finalizzato a garantire maggiore sicurezza sanitaria e tracciabilità delle carni, del quale non si conoscono gli sviluppi”.
Il tema non riguarda solo i consumatori. Le munizioni al piombo disperse negli ecosistemi rappresentano un pericolo per numerose specie selvatiche. Studi condotti anche nell’area del Parco nazionale dello Stelvio hanno evidenziato livelli preoccupanti di contaminazione in rapaci come aquile reali e avvoltoi, spesso collegati all’ingestione di frammenti di piombo presenti nelle carcasse o nei resti degli animali abbattuti.
Nell’interrogazione Calzà chiede alla Giunta provinciale di chiarire lo stato di attuazione dei centri di raccolta e controllo degli ungulati, i risultati ottenuti in termini di sicurezza sanitaria e tracciabilità, le misure previste per tutelare i consumatori, l’applicazione delle normative europee che limitano l’uso del piombo nelle zone umide e i controlli effettuati sul territorio provinciale.
La consigliera chiede inoltre se la Provincia intenda valutare un’estensione progressiva del divieto di utilizzo delle munizioni al piombo, anche alla luce delle alternative atossiche già disponibili, come acciaio, rame, bismuto o tungsteno. Nel territorio trentino del Parco nazionale dello Stelvio, ricorda l’interrogazione, l’uso di munizioni atossiche risulta già adottato.
Infine, Calzà sollecita campagne informative rivolte sia ai cittadini sia al mondo venatorio, in collaborazione con strutture sanitarie, veterinarie e faunistiche. L’obiettivo, evidenzia la consigliera, non è criminalizzare la caccia, ma promuovere pratiche più sicure, consapevoli e sostenibili, capaci di tenere insieme tradizioni locali, salute pubblica e tutela dell’ambiente. (n.f.)

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