
Il possibile coinvolgimento di agenti dell’agenzia statunitense ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) nel dispositivo di sicurezza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 solleva un acceso dibattito politico anche in Trentino. A prendere posizione in modo netto è il Partito Democratico del Trentino, che esprime una “ferma e totale condanna” rispetto a un’ipotesi giudicata incompatibile con i valori olimpici e con il rispetto dei diritti fondamentali.
La presa di posizione arriva in un contesto internazionale segnato da forti tensioni e da nuovi episodi di violenza e repressione negli Stati Uniti. I recenti fatti di Minneapolis, tornata al centro dell’attenzione mondiale per operazioni di polizia legate alle politiche migratorie e al ruolo dell’ICE (ricordiamo il caso di Alexander “Alex” Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni, di origini trentine, ucciso pochi giorni fa a Minneapolis da agenti federali statunitensi) hanno riacceso il dibattito sui metodi dell’agenzia federale americana, da anni oggetto di critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali.
Secondo il PD trentino, l’eventuale presenza di agenti ICE sul territorio italiano, anche con funzioni di supporto, rappresenterebbe “un segnale gravissimo e incoerente con i valori olimpici di fratellanza e accoglienza”. Le Olimpiadi, sottolineano i dem, dovrebbero essere una vetrina di sport, inclusione e dialogo tra i popoli, non un’occasione per legittimare modelli di sicurezza ritenuti repressivi.
Nel comunicato si fa riferimento esplicito alle pratiche attribuite all’agenzia statunitense negli Stati Uniti: dalla separazione forzata delle famiglie migranti alle condizioni disumane nei centri di detenzione, fino a interventi che, secondo numerose denunce, avrebbero violato sistematicamente i diritti civili. Elementi che, per il PD, rendono “semplicemente irricevibile” qualsiasi forma di collaborazione.
“L’Italia possiede professionalità e corpi di polizia in grado di gestire grandi eventi internazionali – si legge nella nota – senza dover importare modelli repressivi esterni”. La sicurezza delle Olimpiadi, secondo il partito, deve restare nelle mani delle forze dell’ordine nazionali e inserirsi nei protocolli europei, nel rispetto delle garanzie democratiche.
Particolarmente significativo il richiamo al ruolo del territorio ospitante.
Il Trentino, definito “terra di autonomia e solidarietà”, viene indicato come garante di un modello di sicurezza democratica, lontano da logiche di militarizzazione ideologica. Da qui la richiesta di chiarezza immediata rivolta alle autorità competenti, alla Giunta provinciale, al Governo e ai comitati organizzatori dei Giochi, affinché l’ipotesi venga smentita in modo categorico.
Il documento è firmato dal capogruppo provinciale del PD Alessio Manica e dal segretario provinciale Alessandro Dal Rì, che chiedono di non offuscare lo spirito olimpico e di non ignorare “la memoria di chi ha subito soprusi” per mano dell’agenzia americana.
In attesa di conferme ufficiali o smentite, la presa di posizione del PD del Trentino contribuisce ad ampliare il confronto pubblico su sicurezza, diritti e valori, in vista di un evento che non sarà solo sportivo, ma anche profondamente politico e simbolico. (n.f.)