Articolo pubblicato il: 23/07/2026 alle 17:30
La Busa - Mondiali di arrampicata, Renato Dionisi contro l’assenza della giunta Fiorio: «Io sto con gli atleti»
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Notizie, Politica, Sport

 

«Io sto con gli atleti». Renato Dionisi prende in prestito il titolo di un celebre film di Bud Spencer, Io sto con gli ippopotami, per intervenire senza mezzi termini nelle polemiche che accompagnano i Mondiali giovanili di arrampicata sportiva, in corso fino al 25 luglio al Climbing Stadium di Prabi.
Il campione altogardesano contesta la decisione della giunta comunale guidata dalla sindaca Arianna Fiorio di non presenziare alle cerimonie di premiazione per manifestare solidarietà alla popolazione palestinese e dissenso per la partecipazione della delegazione israeliana. L’amministrazione, presente invece all’apertura, ha precisato che la scelta non è diretta contro gli atleti.
A parlare, però, non è un semplice osservatore. Nato a Riva del Garda nel 1947 e cresciuto tra Torbole, Linfano e Arco, Dionisi è stato il primo astista italiano a superare i cinque metri. Ha partecipato a due Olimpiadi, vinto il titolo europeo indoor nel 1973 e portato il primato italiano a 5,45 metri, sfiorando a Rovereto il record mondiale. Oggi continua a frequentare la pista come allenatore dell’Atletica Alto Garda e Ledro.

 

 

«Perché da Carabiniere ti congedano, ma resti Carabiniere per tutta la vita – scrive – E da atleta è lo stesso: smetti di gareggiare, le gambe rallentano, il cronometro si ferma, ma continui a guardare il mondo con gli occhi di chi conosce sacrificio, fatica e sogni».
Dionisi non mette in discussione la tragedia dei conflitti: «I morti di Gaza, come quelli dell’Ucraina, meritano rispetto, dolore e memoria». Pone però una domanda: «Da quando gli atleti sono diventati ambasciatori obbligatori delle colpe dei loro governi? Non hanno bombardato città, firmato invasioni o seduto nei consigli di guerra. Hanno fatto una sola scelta: allenarsi».
Il pensiero corre ai boicottaggi olimpici di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, alle bandiere e agli inni vietati, agli atleti esclusi o ammessi soltanto come neutrali. «Quando la politica vuole mandare un messaggio – osserva – usa gli atleti come francobolli».
Ancora più tagliente il passaggio sulla precisazione del Comune: «Dire che la decisione non è contro gli atleti israeliani, quando sono proprio loro a subirne le conseguenze, è un esercizio retorico da medaglia d’oro. Non nell’arrampicata sportiva, ma nell’arrampicata sugli specchi».
Dionisi richiama anche il recente orientamento del Comitato olimpico internazionale verso il progressivo superamento delle restrizioni per russi e bielorussi. Un segnale che, a suo giudizio, prova a rimettere al centro le prestazioni e non i passaporti.
«Ad Arco si è persa un’occasione – conclude –. Prima di essere israeliano, russo, italiano, palestinese o ucraino, sei un atleta. Lo sport giudica i gesti, non i passaporti».
(n.f.)

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Data e ora di stampa: 23/07/2026 19:24
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