Articolo pubblicato il: 07/05/2026 alle 10:30
La Busa - Limarò, lavori sotto accusa: “Rischio per habitat e biodiversità”
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Politica

 

Si accende il dibattito attorno agli interventi previsti da Hydro Dolomiti Energia nell’area del Limarò, uno dei contesti naturalistici più delicati del basso Trentino e dell’Alto Garda. Le consigliere provinciali Michela Calzà (Pd), Paola Demagri (Casa Autonomia) e Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) hanno presentato un’interrogazione alla Giunta provinciale per chiedere chiarimenti su un progetto attualmente sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.
Al centro della questione c’è il piano di recupero del volume d’invaso della diga di Ponte Pià, che prevede la rimozione di circa 350mila metri cubi di sedimenti dal letto del fiume Sarca. Una parte consistente del materiale verrebbe riposizionata nell’area stessa, scelta che ridurrebbe il traffico legato allo smaltimento ma che, secondo le consigliere, comporterebbe una significativa trasformazione degli habitat esistenti.

 

 

Un’area fragile e strategica
L’intervento interessa la forra del Limarò, un ambiente di grande pregio paesaggistico e naturalistico, inserito nel sistema del Parco Fluviale della Sarca. Si tratta di un corridoio ecologico strategico che collega il Lago di Garda al Parco Naturale Adamello-Brenta, caratterizzato da biodiversità elevata e da un basso livello di antropizzazione.
Proprio questo equilibrio, secondo le firmatarie dell’interrogazione, rischia di essere compromesso. Tra gli interventi previsti figurano infatti anche opere a vocazione turistica – percorso pedonale, pista ciclabile, parcheggio e punto di ristoro – che potrebbero aumentare la pressione antropica in un’area ritenuta fragile.
Taglio boschivo e habitat prioritari
Uno degli aspetti più critici riguarda il taglio di circa 12 ettari di superficie boscata lungo le sponde del bacino. L’area potrebbe ospitare habitat prioritari riconosciuti a livello europeo, in particolare le foreste alluvionali di ontano e frassino (codice 91E0*), considerate rare in Trentino.
Le consigliere chiedono quindi verifiche puntuali sullo stato di conservazione di questi ambienti e sulle eventuali misure di tutela. Il tema si inserisce in un quadro più ampio: quello degli obiettivi fissati dal Piano di Tutela delle Acque 2022-2027 della Provincia, che punta su rinaturalizzazione, continuità ecologica e riqualificazione morfologica dei corsi d’acqua.
Il nodo dei sedimenti
Altro punto centrale è la gestione dei sedimenti. A fronte di un accumulo annuo stimato tra i 15mila e i 20mila metri cubi nell’invaso, il progetto prevede la reimmissione a valle di appena 1.000 metri cubi all’anno. Una quantità ritenuta insufficiente per ristabilire la naturale dinamica del fiume, con possibili ricadute sulla morfologia dell’alveo e sugli ecosistemi fluviali.
L’interrogazione solleva inoltre la necessità di valutare alternative progettuali che privilegino interventi di rinaturalizzazione e di destinare almeno parte del materiale estratto – in particolare ghiaia e ciottoli – al ripristino dei tratti a valle.
La richiesta: più confronto e garanzie
Oltre agli aspetti tecnici, le consigliere chiedono chiarimenti sul percorso partecipativo: il progetto è stato condiviso con il Parco Fluviale e con le comunità locali? E in che misura gli interventi turistici sono coerenti con le finalità di tutela e sostenibilità dell’area?
La richiesta alla Giunta è chiara: garantire coerenza tra l’opera proposta e gli strumenti di pianificazione ambientale, rafforzare il monitoraggio – anche sugli effetti a valle della diga – e aprire un confronto approfondito sul futuro del Limarò.
Una partita che intreccia sviluppo, energia e tutela ambientale, destinata a restare al centro del dibattito politico nel territorio dell’Alto Garda e Ledro.

(n.f.)

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