
La sospensione della procedura di verifica ambientale sui lavori previsti nell’area del Limarò approda in Consiglio provinciale. A sollevare il caso è la consigliera provinciale del Partito Democratico Michela Calzà, oggi unica rappresentante politica dell’Alto Garda e Ledro a sedere nell’aula di Piazza Dante.
Con un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, Calzà chiede chiarezza sulle ragioni che hanno portato alla sospensione della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA relativa al progetto di recupero e conservazione del volume di invaso della diga di Ponte Pià. Un tema delicato. E molto tecnico. Ma con possibili ricadute ambientali importanti per l’intera area del Limarò.
Il progetto, identificato come “SCR-2026-01” nel portale provinciale delle Valutazioni di Impatto Ambientale, prevede infatti lo svaso meccanico di circa 350 mila metri cubi di sedimenti dal lago di Ponte Pià. Un intervento inserito all’interno di un programma più ampio legato alla gestione dell’invaso artificiale. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, l’Agenzia Provinciale per le Risorse Idriche e l’Energia della Provincia autonoma di Trento avrebbe specificato che il programma comprende anche operazioni finalizzate a “ripristinare la continuità del trasporto solido”, attraverso aperture controllate dello scarico di fondo della diga in condizioni idrauliche favorevoli. Ed è proprio qui che si concentra il nodo politico e ambientale sollevato dalla consigliera dem.
Calzà richiama infatti le linee guida IDRAIM curate da ISPRA e la letteratura scientifica sulle dinamiche idromorfologiche dei corsi d’acqua, sottolineando come gli invasi artificiali alterino profondamente il naturale trasporto dei sedimenti, con conseguenze idrologiche, morfologiche e ambientali.
“Il blocco dei flussi di sedimenti da parte degli invasi artificiali causa alterazioni idrologiche, morfologiche e ambientali dei corsi d’acqua che devono prevedere una particolare attenzione nelle operazioni di ripristino dei flussi”, evidenzia Calzà nella nota che accompagna l’interrogazione. La consigliera provinciale punta quindi l’attenzione su due aspetti precisi. Il primo riguarda la scelta di sottoporre a verifica ambientale soltanto la rimozione meccanica dei sedimenti dal lago di Ponte Pià e non l’intero programma complessivo previsto da HDE, che comprende anche interventi destinati a incidere sul regime delle acque e sul trasporto solido del fiume.
Il secondo punto riguarda invece la sospensione stessa della procedura VIA.
“Per quali motivi l’attuale procedura di verifica è stata sospesa?”, chiede direttamente la consigliera alla Giunta provinciale.
Un’interrogazione che riporta sotto i riflettori uno dei temi ambientali più sensibili del territorio gardesano e delle valli del Sarca: il rapporto tra gestione degli impianti idroelettrici, equilibrio dei corsi d’acqua e tutela ambientale. Ora si attende la risposta ufficiale della Provincia.
(n.f.)