Articolo pubblicato il: 02/10/2026 alle 17:00
La Busa - La Busa prova a parlare con una voce sola: nuovo pressing sulla variante di Torbole
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Politica

Per anni la variante di Torbole è stata il tassello mancante della grande partita viabilistica della Busa. Progetti, ipotesi, ripensamenti, costi cresciuti e tracciati cambiati. Ora, mentre la nuova Loppio-Busa prende forma, attorno a una domanda sembra essersi creato qualcosa che in passato è mancato spesso: un fronte territoriale più compatto.

 

 

Dove deve finire il traffico che uscirà dalla Maza e quale rete vogliamo costruire per l’intero Alto Garda? È da qui che parte l’intervento della consigliera provinciale del Pd Michela Calzà, ex vicesindaca di Dro, dopo lo studio commissionato dal tavolo delle categorie economiche dell’Alto Garda. Un documento che associazioni di artigiani, industriali, commercianti, cooperazione, albergatori e agricoltori hanno consegnato ai sindaci e che indica nella cosiddetta soluzione C, con collegamento tra Conca d’Oro e Maza, l’ipotesi preferibile per distribuzione dei flussi, impatto del cantiere e consumo di territorio. «È un lavoro straordinario – osserva Calzà – perché mette a disposizione dati e valutazioni su traffico, cantieri e paesaggio».
Una storia che viene da lontano
La vicenda, in realtà, non nasce oggi. Già nel 2011 la Provincia aveva presentato un sistema nel quale Loppio-Busa e circonvallazione di Torbole erano pensate come opere strettamente collegate: allora si parlava di circa 120 milioni per il collegamento principale e altri 110 milioni per la variante di Torbole. Anche nel dibattito dell’epoca gli amministratori locali insistevano sulla necessità di affrontare la mobilità della Busa come un unico sistema.
Quindici anni dopo il principio torna al centro.
La Provincia dispone oggi di 150,3 milioni di euro per la variante e, nel confronto con i Comuni, ha indicato come tecnicamente più funzionale la soluzione D, che dalla Conca d’Oro sboccherebbe verso il Linfano. A giugno il presidente Maurizio Fugatti aveva spiegato che gli approfondimenti provinciali su traffico, geologia e altri aspetti indicavano quella soluzione come preferibile, lasciando comunque aperto il dialogo con il territorio.
Nel frattempo, però, il quadro politico e territoriale è cambiato.
Il Consiglio comunale di Arco si è espresso all’unanimità contro lo sbocco al Linfano, mentre le categorie economiche hanno ora prodotto uno studio che sostiene la C. Anche all’interno del mondo economico, tuttavia, non tutte le valutazioni sono state sempre coincidenti: ancora in estate Confcommercio Alto Garda e Ledro aveva giudicato valide le ipotesi D1 e D2, esprimendo una preferenza per la D2.
Il nodo dell’UF3
Per Calzà la questione più urgente è adesso progettuale.
L’UF3 della Loppio-Busa collegherà la zona della Maza al Linfano-Cretaccio ed è in progettazione esecutiva, con avvio dei lavori previsto nel 2027. Nel disegno attuale la rotatoria della Maza avrebbe tre innesti e non sarebbe predisposto il collegamento diretto verso una futura galleria per Torbole. Ed è proprio qui che la consigliera vede il rischio di una scelta che possa condizionare il futuro. «Progettare l’UF3 senza predisporne il collegamento rischia di rendere più difficile, nei fatti, la soluzione C», sostiene. Per questo chiede alla Giunta provinciale di riesaminare il progetto e valutare un quarto innesto alla rotatoria della Maza, oppure un raccordo lungo l’UF3 prima del ponte sulla Sarca. Il ragionamento è semplice: decidere oggi l’assetto della Maza significa non chiudere domani una delle alternative ancora sul tavolo.
C o D, la vera scelta riguarda tutta la Busa
Secondo lo studio delle categorie, la C permetterebbe di intercettare una quota maggiore dei flussi diretti verso Arco, Tenno, Ledro e Rovereto senza riversarli sul Linfano; la D, invece, rischierebbe secondo gli estensori del dossier di concentrare una parte del traffico sulla viabilità locale e sulla rotatoria Cretaccio-Tosi.
Sono valutazioni del tavolo economico che la Provincia dovrà ora confrontare con i propri studi trasportistici.
Calzà porta il confronto anche sul terreno dei costi.
La C viene stimata dalle categorie attorno ai 234 milioni di euro, dunque ben oltre lo stanziamento provinciale attuale. «Se la preferenza per la D deriva soltanto dalla volontà di fermarsi a 150 milioni, Fugatti lo dica apertamente e renda pubbliche le valutazioni comparative», afferma la consigliera.
È una richiesta politica, alla quale spetterà alla Provincia rispondere.
Ma oltre allo scontro sui tracciati, questa nuova fase consegna alla Busa un dato forse ancora più interessante: quando amministrazioni, categorie economiche e rappresentanze politiche riescono a costruire posizioni motivate e convergenti, il confronto con Piazza Dante cambia peso.
Non significa che la soluzione sia già decisa. Significa però che, dopo una storia lunga almeno quindici anni, la variante di Torbole non viene più discussa soltanto come un tunnel per liberare un paese dal traffico, ma come la scelta destinata a determinare per decenni l’assetto della mobilità dell’intero Alto Garda.(n.f.)

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