Articolo pubblicato il: 09/01/2026 alle 12:00
La Busa - Inchiesta Romeo, nuovo scenario giudiziario anche per gli Altogardesani
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Cronaca, Economia, Notizie, Primo piano

 

A oltre quattrocento giorni dall’esplosione dell’”inchiesta Romeo”, il procedimento giudiziario che ha scosso la politica e l’economia del Trentino-Alto Adige entra in una fase decisiva. La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 28 indagati segna un passaggio chiave, restituendo però anche l’immagine di un impianto accusatorio fortemente ridimensionato rispetto alle ipotesi iniziali.
Al centro dell’indagine rimangono i presunti intrecci tra affari, politica e operazioni urbanistiche, con particolare riferimento all’Alto Garda e all’area ex Cattoi di Riva del Garda. Ma, dopo arresti, perquisizioni e richieste di archiviazione, il quadro appare oggi più circoscritto.

 

 

La posizione di Cristina Santi e la linea delle difese
Tra le figure più esposte c’è l’ex sindaca di Riva del Garda Cristina Santi, che ha scelto di non commentare pubblicamente l’evoluzione dell’inchiesta. Nei suoi confronti restano due contestazioni per corruzione, legate a una sponsorizzazione sportiva e alla gestione dell’area ex Cattoi.
I suoi legali, Nicola Zilio e Ilaria Torboli, hanno sottolineato come dall’avviso di chiusura indagini emerga «un quadro indiziario molto ridimensionato», annunciando l’intenzione di chiedere l’archiviazione.

Malfer: «Mai un atto contrario ai doveri d’ufficio»
A intervenire è anche l’ex assessore all’urbanistica di Riva del Garda Mauro Malfer, che al quotidiano l’Adige ha ribadito la correttezza del proprio operato. «Non c’è mai stato da parte mia un atto contrario ai doveri d’ufficio – ha dichiarato – con l’avviso di chiusura delle indagini preliminari finalmente potremo dimostrare la correttezza del nostro operato».
Malfer, assistito dall’avvocato Claudio Malfer, sta valutando se depositare una memoria difensiva o chiedere di essere ascoltato dai magistrati. Nel merito delle accuse preferisce per ora non entrare, ma non nasconde il peso umano della vicenda: «Questa inchiesta mi ha letteralmente distrutto, sia sotto il profilo psicologico che fisico».

 

 

Fravezzi: «Diamo tempo al tempo»
Poche, misurate parole anche da parte dell’ex senatore ed ex sindaco di Dro Vittorio Fravezzi, a cui viene contestata la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per l’appalto di ristrutturazione di Torre Guaita a Pietramurata.
«Non ho mai avuto problemi in trent’anni di attività istituzionale e ora vengo accusato per un’attività di consulenza privatistica – ha dichiarato alla stampa –. La Procura si è espressa, per me questo è importante. Manteniamo il silenzio e diamo tempo al tempo».
I suoi difensori, Alessandro Meregalli e Nicola Degaudenz, hanno sottolineato in una nota ufficiale come la chiusura delle indagini «ridimensioni enormemente il coinvolgimento del senatore Fravezzi, relegandolo a un singolo episodio, peraltro marginale», rispetto al quale si dichiarano certi di poter dimostrare l’innocenza.

Associazione a delinquere: il nodo del 5 febbraio
Resta centrale il capitolo dell’associazione a delinquere, l’accusa più grave contestata inizialmente a nove indagati e per la quale la Procura ha chiesto l’archiviazione. Una richiesta non accolta dal gip Enrico Borrelli, che ha fissato un’udienza per il 5 febbraio.
Da quella decisione potrebbe dipendere un’ulteriore ridefinizione dell’intero procedimento, con effetti rilevanti anche sulle posizioni di altri indagati eccellenti.

Un’inchiesta che segna la politica locale
Al di là degli esiti giudiziari ancora da definire, l’inchiesta Romeo ha già prodotto effetti profondi e duraturi sulla politica locale dell’Alto Garda. Per diversi amministratori coinvolti, l’indagine ha significato una brusca interruzione del percorso istituzionale, con dimissioni, mancata ricandidatura o progressiva marginalizzazione politica, spesso avvenute prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo.
Nel caso di Riva del Garda, l’inchiesta ha contribuito in modo determinante alla crisi della maggioranza, alla dissoluzione della coalizione di governo e alla fine anticipata dell’esperienza amministrativa guidata da Cristina Santi. Un effetto domino che ha coinvolto assessori, consiglieri e forze politiche, alimentando fratture interne e accelerando scelte politiche dettate più dall’emergenza che da una visione di lungo periodo.
Per alcuni amministratori, come emerge anche dalle dichiarazioni rese in questi giorni, il peso dell’inchiesta non è stato solo politico ma anche personale: mesi di esposizione mediatica, sospensione dell’attività pubblica, isolamento e conseguenze sul piano umano e professionale. Una dimensione spesso invisibile nel dibattito pubblico, ma che ha inciso profondamente sulla vita di chi ha ricoperto ruoli istituzionali.
Oggi, con la fase delle indagini preliminari ormai chiusa per 28 persone, il procedimento entra in un momento cruciale. Le prossime settimane diranno se l’inchiesta si avvierà verso un ridimensionamento definitivo o se aprirà una nuova fase processuale, destinata a lasciare ancora a lungo il segno sulla vita politica dell’Alto Garda.

(n.f.)

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