Articolo pubblicato il: 20/02/2026 alle 19:30
La Busa - Guido Trebo critica la Giunta di Arco sul verde urbano: “Le rotatorie non respirano”
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Notizie, Politica

 

Nel dibattito cittadino sul futuro del verde urbano, si inserisce con toni accesi l’intervento di Guido Trebo, già assessore alla cultura del Comune di Arco, che oggi, da semplice cittadino, prende posizione sulle recenti dichiarazioni dell’assessora all’ambiente Chiara Parisi. Al centro della riflessione, una frase che ha attirato attenzione e discussione: la progressiva trasformazione delle rotatorie cittadine in “isole di raccolta di polveri sottili” e “polmoni verdi della città”.
Secondo Trebo, si tratta di un’immagine comunicativamente efficace ma scientificamente problematica. Le polveri sottili – osserva – non possono essere assimilate a rifiuti solidi che si accumulano o si raccolgono in uno spazio verde. Il particolato atmosferico, per sua natura, resta sospeso nell’aria e viene costantemente rimescolato da vento e traffico. In un contesto come quello delle rotatorie, caratterizzato da frenate, accelerazioni e turbolenze continue, l’eventuale deposito sulle superfici fogliari sarebbe un fenomeno minimo e, soprattutto, trascurabile rispetto alle emissioni prodotte dai veicoli.
In quest’ottica, l’idea di considerare le rotatorie come dispositivi ambientali capaci di “ripulire l’aria” appare, nella lettura dell’ex assessore, più una metafora che una reale strategia di mitigazione dell’inquinamento. «Più che isole di raccolta», sostiene Trebo, «le rotatorie restano punti di dispersione di inquinanti». Un’affermazione che sposta il focus dal piano simbolico a quello delle politiche ambientali concrete.

 

 

Rotatorie e “polmoni verdi”: una metafora contestata
Il nodo centrale della critica riguarda proprio il concetto di “polmone verde”. Nella pianificazione urbana, questa espressione richiama spazi vissuti, frequentati, capaci di incidere sulla qualità della vita quotidiana: parchi, viali alberati, aree pedonali. Le rotatorie, per definizione, sono invece infrastrutture stradali, non luoghi di socialità o permanenza. Pensarle come elementi chiave di una strategia ambientale rischierebbe, secondo Trebo, di confondere i livelli del discorso pubblico, attribuendo un valore strutturale a interventi che restano prevalentemente estetici.
Ciò non significa – precisa – negare l’importanza del verde urbano o il valore di una città curata. Abbellire e mantenere gli spazi pubblici rappresenta un obiettivo legittimo, anche sotto il profilo della percezione e della qualità urbana. Il punto, semmai, è non sovraccaricare di significati ambientali operazioni che, per loro natura, non incidono sulle cause principali dell’inquinamento atmosferico.

Un patrimonio già esistente
Nel suo intervento, Trebo richiama inoltre un elemento di contesto spesso trascurato nel dibattito: molte delle principali rotatorie di Arco dispongono già da anni di alberature e sistemazioni a verde. Non si tratterebbe quindi di spazi degradati o privi di dignità paesaggistica, ma di elementi urbani consolidati, progettati e mantenuti nel tempo.
In questa prospettiva, presentare i nuovi interventi come una “rivoluzione del verde” potrebbe generare, secondo la critica, un equivoco comunicativo, sovrapponendo il miglioramento puntuale di assetti esistenti a una trasformazione strutturale della città.

Il tema dei costi e la coerenza amministrativa
Un ulteriore aspetto sollevato riguarda la coerenza economica delle scelte. Se, da un lato, viene evidenziato il costo di gestione delle rotatorie – sfalci, irrigazione, manutenzione – dall’altro si propone di aumentarne la densità vegetale con nuove piantumazioni. Nella pratica della gestione del verde pubblico, osserva Trebo, una maggiore complessità vegetazionale tende solitamente a richiedere più manutenzione, non meno.
Il tema, quindi, non sarebbe soltanto tecnico o botanico, ma amministrativo: come conciliare obiettivi estetici, sostenibilità gestionale e comunicazione politica senza creare aspettative fuorvianti.

Verde urbano e politiche ambientali
La riflessione si allarga infine al quadro generale delle politiche ambientali. Parlare di “rivoluzione” – sottolinea Trebo – implica interventi capaci di incidere sulle dinamiche che producono inquinamento: mobilità, traffico, distribuzione degli spazi urbani, presenza di alberature nei luoghi realmente vissuti dai cittadini.
Arco, nella visione proposta, avrebbe bisogno di una strategia fondata su priorità chiare e misurabili: riduzione del traffico nelle aree abitate, incremento del verde nei contesti di vita quotidiana, scelte verificabili nel tempo. Il verde urbano, conclude l’ex assessore, non può essere ridotto a scenografia, ma rappresenta una responsabilità politica e pianificatoria.
Un intervento che, pur collocandosi nel perimetro del dibattito locale, riporta al centro una questione più ampia: il rapporto tra comunicazione istituzionale, percezione pubblica e solidità delle politiche ambientali.

(n.f.)

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