
La pace come lavoro quotidiano, non come slogan. È il messaggio che la sindaca Arianna Fiorio affida al bilancio della prima Festa della Pace di Arco, andata in scena nel fine settimana del 19 e 20 settembre tra il Giardino della Pace e Villa Tappainer. Un appuntamento nato attorno al tema “La pace si coltiva”, con laboratori, incontri, musica, momenti di riflessione e una fiaccolata silenziosa, promosso dagli Scout CNGEI di Arco insieme al Comune e alle realtà del territorio.
Per Fiorio, il titolo scelto per la manifestazione contiene già il senso dell’intero percorso.
«La pace non è solo una parola, non è solo buonismo: è un’azione, è un lavoro che richiede impegno». La sindaca usa l’immagine della coltivazione per spiegare il concetto: un terreno va arato, seminato, innaffiato e curato prima di poter raccogliere i frutti. Allo stesso modo, sottolinea, la parola pace rischia di restare vuota se non viene accompagnata da comportamenti concreti, individuali e collettivi.
Il dialogo come punto di partenza
Uno dei passaggi più forti del suo intervento riguarda il dialogo. «Uno dei presupposti per la pace è il dialogo, perché sia serio necessita che io riconosca l’altro».
Per Fiorio, il confronto non può basarsi sulla forza, né tra Stati né nei rapporti fra persone. E non può nemmeno ridursi a un semplice alternarsi di parole.
«Il dialogo non vuol semplicemente dire: io parlo, tu parli. Vuol dire che noi parliamo per capirci e per convergere, o anche per divergere, ma ci ascoltiamo».
È proprio la capacità di accogliere nel proprio ragionamento anche il punto di vista altrui, secondo la sindaca, a creare le condizioni per una convivenza autentica.
Un tema particolarmente attuale, sottolinea Fiorio, in un momento storico nel quale «l’ascolto e il dialogo sono in grande crisi, a tutti i livelli».
«Il futuro non è già scritto»
La Festa della Pace ha proposto due giornate di attività rivolte a pubblici diversi: dalla piantumazione della betulla ai laboratori, dalla mostra storica ai momenti musicali, fino alla fiaccolata silenziosa e alle iniziative dedicate ai giovani e alla cittadinanza attiva.
La riflessione della sindaca si chiude però con un’altra parola chiave: speranza. Non una speranza passiva, precisa Fiorio, ma la consapevolezza che il futuro non sia già determinato. «Il mondo non è in mano solo ai potenti, perché è abitato da persone, storie, culture, è fatto da vite concrete che possono fare la differenza».
Da qui il messaggio finale: la storia umana resta aperta e ciascuno può contribuire a orientarla. «Ognuno di noi può portare pace ed essere agente del cambiamento. E tutti noi siamo co-creatori del futuro».
È questo, in fondo, il filo che ha attraversato la prima Festa della Pace di Arco: trasformare una parola spesso evocata in un esercizio concreto di comunità, ascolto e partecipazione.
(n.f.)