
Cosa prevedeva davvero la Variante 17 dell’ex Hotel Arco? È da questa domanda che parte Nicola Cattoi, oggi consigliere comunale di Campobase e già assessore nella precedente Amministrazione, con delega anche alla programmazione e pianificazione urbanistica del territorio. Cattoi ha seguito direttamente il lungo iter dell’accordo pubblico-privato fino alla conclusione della precedente consiliatura, nel maggio 2025. Ora, dopo la decisione della Provincia di non approvare la Variante 17, sceglie di ricostruire contenuti, obiettivi e passaggi amministrativi di un progetto che per anni ha accompagnato il dibattito urbanistico arcense.
La sua non è una negazione delle criticità rilevate dalla Provincia, che lo stesso ex assessore riconosce come «anche rilevanti», ma una richiesta di guardare all’intera operazione e non soltanto al suo epilogo.
Per la precedente amministrazione, sostiene Cattoi, l’ex Hotel Arco non rappresentava un intervento immobiliare isolato, ma un tassello della riqualificazione complessiva dell’ingresso orientale della città: ponte di Arco, Mogno, piazza Italia, Sarca, via della Cinta, collegamenti ciclopedonali e connessione fra centro storico e Oltresarca.
Dentro l’accordo erano previsti circa 4 mila metri quadrati di parco pubblico, pari a circa il 40 per cento del compendio, attrezzato e piantumato, con manutenzione a carico del privato per 25 anni; il collegamento pedonale verso il Sarca; una nuova piazza sul lato di Mogno con fermata dell’autobus e recupero del lavatoio; la riqualificazione completa di piazza Italia; l’allargamento dei collegamenti verso ponte e Mogno, interventi su viale Rovereto e ulteriori risorse per le opere connesse alle passerelle ciclopedonali sul ponte.
Cattoi insiste anche sulle modifiche introdotte fra la prima e la seconda adozione della Variante 17. Il Comune aveva previsto parametri più restrittivi per permeabilità e verde, almeno venti alberi d’alto fusto e soprattutto vincoli sulla componente residenziale: almeno il 30 per cento della superficie destinato a prima casa e il 70 per cento degli alloggi con una dimensione minima di 60 metri quadrati, oltre alla riduzione degli spazi destinabili alle attività complementari.
Il punto centrale della sua ricostruzione riguarda però l’iter amministrativo.
La Variante 17 era stata adottata per la prima volta dal Consiglio comunale il 22 maggio 2023 e riguardava proprio l’accordo urbanistico dell’ex Hotel Arco. Cattoi ricorda che nel luglio 2024 il Servizio Urbanistica provinciale aveva lasciato aperta la possibilità di una valutazione positiva subordinandola a una serie di modifiche, sulle quali l’amministrazione aveva continuato a lavorare nei mesi successivi.
«Quando nel maggio 2025 terminò la mia esperienza amministrativa – sottolinea – la variante non era stata bocciata. C’erano ancora questioni da risolvere, ma il procedimento era aperto».
Secondo la sua ricostruzione, nel febbraio 2026 la Provincia formulò ulteriori richieste di modifica e integrazione al Comune che il 20 marzo rispose di ritenere impossibile procedere nelle condizioni indicate, rimanendo in attesa del provvedimento conclusivo.
L’11 settembre è arrivata la decisione finale della Provincia, che ha rilevato fra l’altro criticità sull’autovalutazione ambientale, sul fabbisogno abitativo e sulla precisa quantificazione dell’effettivo interesse pubblico. Cattoi, però, invita a non perdere di vista ciò che il progetto avrebbe dovuto portare alla città: «Parco pubblico. Prima casa. Alloggi più grandi per le famiglie. Verde. Collegamento con la Sarca. Piazza Italia. Fermata dell’autobus. Lavatoio. Percorsi ciclopedonali. Viale Rovereto. Risorse private per le passerelle».
La Variante 17 è ormai archiviata. Resta invece aperto il futuro dell’ex Hotel Arco e dell’intero ingresso di Mogno, un’area che continua ad attendere una riqualificazione capace di ricucire città, Sarca e Oltresarca.
(n.f.)