
Nonostante un calo rispetto al picco raggiunto nel 2023, il bisogno di sostegno per il pagamento dell’affitto continua a rimanere elevato nell’Alto Garda e Ledro. Lo confermano i dati delle domande ammesse in graduatoria dalla Comunità Alto Garda e Ledro, che nel 2026 sono state 460, a testimonianza di una difficoltà abitativa ancora diffusa tra famiglie e singoli.
Negli ultimi anni il ricorso al contributo affitto ha seguito un andamento altalenante, ma sempre su livelli significativi. Dalle 485 domande del 2019, si è passati alle 571 del 2020, per poi mantenersi sopra quota 550 anche nel biennio successivo. Il massimo è stato raggiunto nel 2023, con 604 richieste ammesse. Da allora è iniziata una graduale flessione: 495 domande nel 2024 e nel 2025, fino alle 460 del 2026, in calo del 7,1% rispetto all’anno precedente e del 23,8% rispetto al record di tre anni fa.
Per l’assessora della Comunità Alto Garda e Ledro con delega all’urbanistica e all’edilizia abitativa, Letizia Vicari, il dato «resta sempre molto alto» e conferma quanto il contributo mensile rappresenti «un sostegno molto importante per moltissime famiglie e singoli».
Vicari sottolinea come la Comunità e i Comuni stiano cercando di affrontare il problema su più fronti. Tra gli strumenti messi in campo c’è l’adesione alla Fondazione Trentino Abitare, che punta a favorire gli affitti a lungo termine offrendo maggiori garanzie ai proprietari. Secondo l’assessora, infatti, uno dei principali ostacoli non è tanto la morosità, quanto la scelta di molti proprietari di non rinnovare i contratti di locazione.
L’assessora richiama inoltre l’importanza del rispetto della legge Gilmozzi, nata per garantire una quota di alloggi destinati alla residenza ordinaria, evidenziando come il Comune di Arco abbia già avviato iniziative di sensibilizzazione rivolte ai proprietari. «È un messaggio politico positivo e di tutela della residenzialità», osserva.
Guardando al futuro, Vicari auspica una normativa provinciale che consenta ai Comuni di intervenire in modo più organico sull’emergenza abitativa. Il tema, sottolinea, riguarda anche il sistema economico locale: «Se chi arriva da fuori per lavorare nelle aziende, nelle fabbriche o negli ospedali non trova alloggi a prezzi sostenibili, rischia di venire meno la forza lavoro. Anche le nuove generazioni vivono questa difficoltà». Da qui l’invito a Itea a valutare il recupero di immobili e volumi esistenti per incrementare, dove possibile, l’offerta di alloggi pubblici.