
«La bellezza del Garda non è una cornice da sfruttare, è un bene comune da proteggere». Nelle parole di Loredana Mascaro, consigliera comunale di maggioranza a Riva del Garda e presidente della Commissione Mobilità e Ambiente, si condensa una presa di posizione netta e senza ambiguità sulla Ciclovia del Garda, progetto che da anni divide istituzioni, cittadini e associazioni ambientaliste.
Secondo Mascaro, la Provincia continua a inseguire «un’idea di sviluppo che ignora la realtà, la sostenibilità e il buon senso», portando avanti un’opera che, da infrastruttura strategica annunciata, rischia di trasformarsi in un simbolo di ostinazione progettuale e di spreco di risorse pubbliche. Oltre cento milioni di euro, secondo le stime più recenti, fatte da ambientalisti e comitati di salvaguardia del Garda, per un tracciato che in più punti resta incompleto, incerto o tecnicamente controverso, mentre le vere priorità del territorio – dalla variante di Torbole alla sicurezza idrogeologica – rimangono irrisolte.
Le criticità denunciate dalla consigliera trovano riscontro nei nodi emersi lungo il tracciato trentino della ciclovia, a partire dall’area della Casa della Trota, uno dei punti più delicati del collegamento tra Riva e il Ponale. Qui, alle ipotesi di esproprio avanzate da alcuni comitati, fa da contraltare l’assenza di un progetto definitivo da parte della Provincia, con ricadute dirette anche sui privati coinvolti. Una situazione di stallo che alimenta incertezza, rallenta investimenti già autorizzati e contribuisce all’aumento progressivo dei costi complessivi dell’opera.
Non va meglio nei tratti più spettacolari e fragili dal punto di vista ambientale.
Le unità funzionali tra Riva, lo Sperone e il confine lombardo presentano ancora segmenti non progettati, varianti in corso d’opera e soluzioni tecniche che, se da un lato cercano di limitare l’impatto visivo, dall’altro comportano ulteriori aggravi economici. In particolare, l’ipotesi di allargare le gallerie storiche del Ponale per ospitare la ciclovia viene giudicata da più parti una scelta «folle» sul piano dei costi, oltre che rischiosa per un’area soggetta a vincoli ambientali stringenti.
È su questo sfondo che si inserisce la critica politica di Mascaro, che richiama anche l’articolo 9 della Costituzione, sottolineando come il progetto finisca per «aggredire il paesaggio» e ignorare fragilità geologiche ampiamente documentate.
«La Provincia non ascolta – osserva – né i cittadini, né i comitati, né gli esperti. E non ascolta nemmeno l’esempio della Lombardia, che ha scelto la via dell’intermodalità e dei battelli, rinunciando a tratti invasivi di ciclovia».
Una posizione che converge con le richieste avanzate dal Coordinamento interregionale di tutela del lago di Garda e dal Comitato Salvaguardia Area Lago, che chiedono di fermare l’opera prima di superare definitivamente la soglia dei cento milioni di euro e di destinare le risorse alla variante di Torbole, ritenuta una vera emergenza per la viabilità e la qualità della vita dei residenti.
Anche l’eventuale acquisizione di aree e fabbricati lungo il Ponale, recentemente ipotizzata dalla Provincia, alimenta timori su una trasformazione profonda e irreversibile di uno degli angoli più iconici del Garda. «Quando la pianificazione perde di vista l’interesse generale – conclude Mascaro – le conseguenze diventano evidenti a tutti: un’opera che non serve, che non convince, che non rispetta. E che rischia di lasciare ferite irreparabili». Un giudizio che, al di là delle appartenenze politiche, riporta al centro il tema della sostenibilità delle scelte pubbliche e del dovere di governare il territorio con equilibrio, ascolto e visione di lungo periodo. (n.f.)