
L’ipotesi di un’acquisizione pubblica della Casa della Trota per consentire il completamento della Ciclovia del Garda accende la protesta di Onda Alto Garda e Ledro. In un duro comunicato, il movimento guidato da Giovanni Johnny Perugini e Andrea Suman parla di «ennesimo pasticcio» nella gestione dell’opera e accusa la Provincia di aver contribuito ad aumentare il valore dell’immobile che oggi potrebbe essere costretta ad acquistare con risorse pubbliche.
A far discutere è stata la frase pronunciata dal commissario della Ciclovia, Francesco Misdaris, durante il recente incontro tra i sindaci dell’Alto Garda e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, quando ha fatto riferimento all’«acquisto della Casa della Trota». Un passaggio che, secondo Onda, avrebbe svelato le reali intenzioni della Provincia.
Il movimento ricostruisce la vicenda partendo dal 2019, quando si parlava della possibile demolizione dell’edificio alle foci del Ponale per restituire naturalità all’area. Successivamente, però, quella prospettiva sarebbe stata abbandonata e nel 2023 è arrivato il via libera a un progetto di riqualificazione con destinazione turistico-ricettiva.
Secondo Onda, proprio questa scelta avrebbe aumentato sensibilmente il valore dell’immobile. Da qui la critica: «Prima si concedono autorizzazioni che rivalutano il bene, poi ci si accorge che quello stesso spazio serve per la ciclovia e si ipotizza di acquistarlo con denaro pubblico».
Gli ambientalisti sostengono inoltre che le criticità legate al passaggio della ciclovia in quel tratto fossero note da anni. Per questo giudicano tardivo l’attuale tentativo di trovare una soluzione, che rischierebbe di tradursi in una spesa milionaria per le casse provinciali.
Nel mirino di Onda finisce anche il nodo dell’Hotel Pier, altro punto critico del tracciato tra Riva del Garda e Limone. «Anche in questo caso non è chiaro quale sia la strategia della Provincia», osserva il movimento, che teme il ripetersi delle stesse difficoltà già emerse alla Casa della Trota.
Come alternativa, Onda richiama l’esempio della sponda lombarda del Garda, dove la realizzazione della ciclovia è stata affiancata da soluzioni diverse rispetto alle passerelle sospese e alle infrastrutture più impattanti. Il movimento torna quindi a chiedere una revisione complessiva del progetto, sostenendo che sia possibile garantire mobilità dolce e sicurezza senza ulteriori consumi di suolo, impatti paesaggistici e nuove spese milionarie.
La vicenda della Casa della Trota si conferma così uno dei dossier più delicati dell’intera Ciclovia del Garda, un’opera che continua a dividere amministratori, ambientalisti e cittadini sul futuro della mobilità e del paesaggio gardesano. (n.f.)