
Dietro i cancelli delle fabbriche dell’Alto Garda non ci sono soltanto macchinari, produzioni e bilanci aziendali. Ci sono centinaia di famiglie, professionalità costruite in decenni di lavoro e un patrimonio industriale che ha contribuito a scrivere la storia economica del territorio. Oggi quel patrimonio attraversa una fase di incertezza, aggravata dal caro energia, dalla contrazione degli ordini e da una concorrenza internazionale sempre più difficile da sostenere. Una situazione che torna al centro del dibattito provinciale, con una nuova iniziativa politica destinata alla Giunta Fugatti. Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino ed ex vicesindaca di Dro, ha presentato un’interrogazione a risposta orale immediata per chiedere quali interventi concreti la Provincia intenda attivare, e soprattutto con quali tempi, per sostenere il settore manifatturiero, a cominciare dal comparto cartario.
Un comparto che nel solo Alto Garda occupa circa 1.200 addetti, oltre all’indotto, e che rappresenta una delle colonne portanti dell’economia locale, accanto al turismo e ai servizi.
Le difficoltà sono emerse con particolare evidenza nelle ultime settimane, con il ricorso agli ammortizzatori sociali annunciato negli stabilimenti di Cartiere del Garda e Arconvert, ad Arco.
Proprio da Arconvert è arrivato, il 23 ottobre, un aggiornamento significativo: la sospensione della cassa integrazione e il ritorno alla piena attività produttiva. Una decisione accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali, che hanno tuttavia chiesto chiarimenti sulle ragioni del precedente ricorso all’ammortizzatore sociale e sulle conseguenze per i lavoratori più fragili, in particolare quelli somministrati. Un segnale incoraggiante, dunque, ma che non cancella le difficoltà strutturali del settore. «Il calo degli ordini e la concorrenza delle importazioni extraeuropee si sommano ai rincari di energia e materie prime, frenando produzione e investimenti», osserva Calzà, sottolineando come il ricorso alla cassa integrazione abbia conseguenze dirette sui redditi familiari e alimenti l’incertezza occupazionale.
La consigliera democratica sollecita un confronto urgente tra Provincia, imprese e organizzazioni sindacali, accompagnato da un raccordo con il Governo nazionale per gli interventi che esulano dalle competenze provinciali. «Abbiamo chiesto una politica industriale capace di rafforzare imprese e lavoro. Ora agli obiettivi di lungo periodo devono corrispondere strumenti operativi, risorse e tempi definiti», afferma Calzà.
La sua iniziativa si aggiunge a quella della consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola, che nei giorni scorsi aveva chiesto un tavolo urgente per affrontare le difficoltà del comparto cartario. Una richiesta avanzata anche dalle organizzazioni sindacali, preoccupate per le ricadute occupazionali e per la progressiva perdita di competitività degli stabilimenti.
Il problema, del resto, supera i confini provinciali. A livello nazionale, associazioni imprenditoriali e sindacati hanno sollecitato interventi sul costo del gas e sugli oneri europei legati alle emissioni, considerati fattori decisivi per la tenuta delle produzioni più energivore.
Calzà insiste sulla necessità di passare dalle dichiarazioni alle decisioni. «Difendere l’industria trentina significa proteggere competenze, famiglie e territori. A partire dalle cartiere, serve un impegno tempestivo per salvaguardare la capacità produttiva, sostenere gli investimenti e tutelare i redditi e le professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori».
Ora la questione torna sul tavolo della Giunta Fugatti e dell‘assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli, chiamati a chiarire quali strumenti siano realmente disponibili e in quali tempi possano essere attivati.
Perché il futuro dell’Alto Garda non si gioca soltanto sulla capacità di attrarre turisti, ma anche su quella di conservare un tessuto industriale capace di offrire lavoro, stabilità e prospettive alle nuove generazioni. (n.f.)