
A Riva del Garda il futuro del Camping Monte Brione diventa un caso politico. Tra ritardi, incertezze e dubbi sulla sostenibilità economica, una parte dell’opposizione alza il livello dello scontro e punta il dito contro quella che viene definita una gestione “caratterizzata da improvvisazione e mancanza di pianificazione”.
A sollevare la questione sono le consigliere Cristina Santi e Silvia Betta (Gruppo PATT + Autonomisti + Popolari – Lega Trentino), che hanno presentato un’interpellanza rivolta al sindaco Alessio Zanoni chiedendo chiarimenti puntuali sul destino della struttura, considerata strategica per l’offerta turistica cittadina.
Il punto di partenza è un quadro già complesso. Secondo quanto riportato anche dalla stampa locale, il progetto di riqualificazione del campeggio – di proprietà di Lido Immobiliare Spa – avrebbe subito un rallentamento dopo le elezioni amministrative, mentre il contratto di gestione è in scadenza nel febbraio 2027. Nel frattempo, l’annunciato nuovo bando non è ancora stato pubblicato, lasciando aperti interrogativi su tempi, contenuti e indirizzi strategici.
Ma è soprattutto nella lettura politica che l’interpellanza assume toni più duri. Le consigliere parlano di “un quadro di crescente opacità e grave incertezza circa il futuro della struttura”, evidenziando come il ritardo nella pubblicazione del bando rischi di “interrompere la continuità gestionale”, con possibili ripercussioni sulla qualità e competitività dell’offerta turistica.
Uno dei nodi principali riguarda la sostenibilità economica dell’operazione. L’ipotesi progettuale, stimata in oltre 7 milioni di euro, viene giudicata poco attrattiva per eventuali investitori privati, soprattutto in presenza di una concessione temporanea. “Si sollevano dubbi rilevanti sulla sostenibilità economica”, scrivono Santi e Betta, mettendo in discussione la tenuta complessiva del modello.
Accanto agli aspetti finanziari, emergono anche timori sul piano turistico e identitario. L’interpellanza richiama il rischio di un aumento significativo delle tariffe – stimato tra il 50% e il 75% – accompagnato da una riduzione delle piazzole, con la possibile perdita della clientela tradizionale. Un cambiamento che potrebbe “snaturare l’identità storica del campeggio”.
Altro elemento critico è l’assenza di una visione chiara: “Manca una definizione del modello di campeggio, della categoria, del target turistico e dei servizi previsti”, sottolineano le consigliere, indicando una lacuna strategica che rende difficile valutare la direzione dell’intervento.
Non mancano poi rilievi sul fronte ambientale e patrimoniale. Viene segnalata la mancata valorizzazione di aree già acquisite dal Comune e una presunta contraddizione tra la tutela del verde dichiarata e lo stato attuale degli spazi disponibili. Restano inoltre aperti interrogativi sui tempi di ammodernamento, sul destino delle strutture esistenti – incluso lo stabile centrale – e sull’eventualità di una chiusura temporanea della struttura, con conseguente perdita di introiti.
Nel complesso, secondo le firmatarie, la situazione “rischia di compromettere non solo la stagione turistica futura ma anche la credibilità amministrativa dell’Ente”.
Ora la parola passa all’amministrazione comunale, chiamata a fornire risposte dettagliate su tempistiche, scelte strategiche e sostenibilità del progetto. Sullo sfondo, una partita delicata che riguarda non solo il destino del Camping Monte Brione, ma anche l’equilibrio tra sviluppo turistico, sostenibilità e identità del territorio. (n.f.)