
Nel pieno di un’estate segnata da temperature eccezionali e dall’afa che sta mettendo a dura prova anche l’Alto Garda e Ledro, il Coordinamento per la tutela dell’ambiente torna a puntare l’attenzione su un tema che, secondo l’associazione, riguarda direttamente la qualità della vita nelle città: la crescente diffusione di tinte scure negli edifici di nuova costruzione o ristrutturazione.
In un documento inviato alla redazione de La Busa online, il Coordinamento parla di una vera e propria “moda delle tinte scure”, che negli ultimi anni si starebbe diffondendo “per imitazione”, con facciate, rivestimenti, recinzioni e cancelli dipinti nei toni del marrone, del grigio e soprattutto del nero.
Una scelta estetica che, secondo gli ambientalisti, “non ha il minimo riferimento alla storia dei nostri luoghi” e che avrebbe anche conseguenze concrete sul microclima urbano. Le superfici scure, infatti, assorbono una quantità maggiore di radiazione solare, contribuendo alla formazione delle cosiddette isole di calore, fenomeno che rende ancora più elevate le temperature percepite nei centri abitati, soprattutto durante la notte.
Il Coordinamento richiama quindi le strategie dell’Unione Europea dedicate all’adattamento climatico delle città. Bruxelles, ricorda il documento, considera i centri urbani protagonisti della transizione ecologica e, attraverso la Missione per le 100 città climaticamente neutrali e il pacchetto Fit for 55, invita le amministrazioni locali ad agire sia sull’efficientamento energetico sia sulle infrastrutture verdi.
Tra le misure indicate rientra anche l’utilizzo di superfici ad alta riflettanza solare, capaci di respingere fino all’80% della radiazione incidente, limitando l’accumulo di calore durante il giorno e il suo rilascio nelle ore notturne.
Per questo motivo il Coordinamento chiede ai Comuni dell’Alto Garda e Ledro di recepire tali indirizzi all’interno dei regolamenti edilizi, introducendo norme che limitino o vietino l’impiego di colori scuri per edifici, rivestimenti, recinzioni e cancelli.
Nel documento trova spazio anche una riflessione sul paesaggio urbano. Le recinzioni “in cemento a vista o metalliche piene”, osserva l’associazione, trasformerebbero le abitazioni in “fortini” chiusi rispetto al contesto, contribuendo non solo al surriscaldamento delle superfici, ma anche a un progressivo impoverimento del paesaggio, sostituendo le tradizionali siepi vegetali con elementi rigidi e impermeabili alla vista.
L’appello finale è rivolto alle amministrazioni locali affinché traducano le indicazioni europee in strumenti urbanistici concreti, con l’obiettivo di rendere le città più vivibili e meglio preparate ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico. (n.f.)



