
Il caldo insiste, l’acqua diventa sempre più preziosa e anche i fiumi iniziano a mostrare la loro fragilità. Nell’estate 2026, segnata anche nell’Alto Garda da temperature elevate e da una situazione meteorologica che nelle ultime settimane abbiamo raccontato attraverso il persistere della “bolla africana” e precipitazioni incapaci di invertire rapidamente la tendenza, il tema della disponibilità idrica esce definitivamente dal recinto delle emergenze stagionali.
A lanciare l’allarme è l’assessora all’Ambiente del Comune di Arco Chiara Parisi, che interviene sulla deliberazione della Giunta provinciale numero 1259 del 7 agosto e sulla possibilità di ridurre temporaneamente alcuni rilasci d’acqua. «La situazione idrica che il Trentino affronta nell’estate 2026 desta preoccupazione», sottolinea Parisi. E al centro della sua riflessione c’è soprattutto il Deflusso Minimo Vitale, cioè quella quantità d’acqua che deve rimanere nei corsi d’acqua per garantirne la funzionalità ecologica.
«Non è acqua disponibile per altri utilizzi»
La posizione dell’assessora arcense è netta: «Il Deflusso Minimo Vitale non è acqua disponibile per altri utilizzi: è una soglia per garantire la funzionalità minima dell’ecosistema».
Scendere al di sotto di quel limite, osserva Parisi, significa aumentare il rischio di compromettere habitat, fauna e qualità dell’acqua, arrivando nei casi più critici all’asciutta di alcuni tratti.
Una questione che tocca da vicino anche l’Alto Garda e soprattutto la Sarca, insieme alla rete dei corsi d’acqua minori: «I piccoli torrenti sono spesso i primi a entrare in sofferenza».
Ma il ragionamento guarda oltre l’emergenza di queste settimane. Per Parisi il nodo è proprio questo: continuare a considerare la scarsità d’acqua come un episodio straordinario rischia di impedire una risposta adeguata a un fenomeno che sta assumendo caratteristiche sempre più strutturali. «Se si ripete, è una condizione strutturale e dobbiamo cambiare approccio».
Meno sprechi, più capacità di trattenere l’acqua
La strada indicata passa allora da un diverso modo di gestire la risorsa: riduzione delle perdite, irrigazione più efficiente, riuso delle acque depurate, tutela dei suoli, raccolta e infiltrazione delle acque meteoriche, recupero delle zone umide e della vegetazione riparia.
L’assessora arcense chiede quindi una strategia provinciale strutturale per la siccità e il passaggio dal concetto di Deflusso Minimo Vitale a quello di Deflusso Ecologico.
Perché, ricorda, «la Sarca non è semplicemente una risorsa da utilizzare: è un patrimonio naturale, paesaggistico ed ecologico».
Agricoltura, produzione energetica, consumi civili, turismo e ambiente, dunque, non possono trasformarsi in interessi contrapposti ogni volta che l’acqua scarseggia. Secondo Parisi devono invece trovare posto dentro una strategia comune, costruita sulla reale disponibilità della risorsa e soprattutto sui limiti del territorio.
E la conclusione dell’assessora è probabilmente anche l’immagine più forte del suo intervento: «Il minimo vitale non è acqua disponibile quando serve. È il limite sotto il quale iniziamo a consumare il capitale naturale del territorio e il fiume muore». Con un ultimo avvertimento che, nell’estate torrida del 2026, assume un peso ancora maggiore: «Quel capitale, una volta compromesso, non si ricostruisce con una nuova deroga».
(n.f.)