
Le parole sono tutt’altro che diplomatiche. “Uno scandalo”. Così Lucio Matteotti, ex candidato sindaco a Dro e oggi consigliere di minoranza per il Partito Democratico Dro-Drena, definisce la mancata discussione della mozione sul Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), depositata – come ricorda lui stesso – lo scorso 7 novembre. Secondo Matteotti, il documento non compare all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale di Dro. Un’assenza che, per il consigliere, non sarebbe solo una questione procedurale ma il sintomo di un ritardo politico e amministrativo più ampio. “Il Comune è in ritardo – accusa – lo scorso anno non ha nemmeno presentato domanda per i contributi provinciali previsti”. Un passaggio che sposta il confronto dal piano delle dichiarazioni a quello delle opportunità concrete, mancate o meno.
Una mozione trasversale
La mozione, sottolineano i firmatari, non aveva un’impostazione di parte ma un taglio politico trasversale. Il documento era infatti espressione dei gruppi di minoranza del Partito Democratico Dro-Drena e delle liste civiche Comunità e Ambiente e Unione Democratica per l’Autogoverno.
A sottoscriverla erano stati i consiglieri Lucio Matteotti, Sergio Poli, Gisella Santoni, Alvaro Tavernini, Marco Santoni e Massimo Bortolameotti, in un’iniziativa che mirava a portare in aula un tema considerato prioritario sul piano sociale oltre che amministrativo.
Cos’è il PEBA e perché è obbligatorio
Il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche non è un atto facoltativo. La normativa nazionale ne prevede l’adozione da parte dei Comuni già da decenni. Nella mozione depositata dalle minoranze – come si legge nel documento – vengono richiamate esplicitamente la legge n. 41 del 1986 e la legge n. 104 del 1992, che rendono il PEBA uno strumento di pianificazione obbligatorio per garantire accessibilità e fruibilità degli spazi pubblici.
Il tema non riguarda esclusivamente le disabilità motorie.
Il D.P.R. 503/1996 ha infatti ampliato il concetto stesso di barriera architettonica, includendo anche gli ostacoli sensoriali e percettivi, cioè tutte quelle condizioni che limitano autonomia e sicurezza delle persone con disabilità visive o uditive.
Non si tratta quindi solo di rampe o ascensori, ma di una visione complessiva dello spazio urbano.
Le criticità segnalate nel territorio
Il documento presentato in Consiglio non si limita a richiami normativi. Nella parte centrale emergono situazioni concrete che, secondo i firmatari, meriterebbero un intervento prioritario.
Tra queste, vengono citate le difficoltà di accesso e movimento all’interno dei cimiteri di Dro e Pietramurata, dove la pavimentazione in ghiaia renderebbe problematico – se non impossibile – lo spostamento autonomo per chi utilizza sedie a rotelle o ausili alla deambulazione.
Altre criticità riguardano l’assenza di percorsi tattili e di segnalazioni acustiche, elementi fondamentali per consentire alle persone non vedenti o ipovedenti di orientarsi in autonomia negli spazi pubblici.
Si tratta di barriere che, come evidenziato nella mozione, non sono soltanto fisiche ma anche simboliche, poiché incidono direttamente sul diritto alla mobilità, all’autonomia e alla piena partecipazione alla vita della comunità.
Le accuse politiche: “Non basta la propaganda”
Nel suo intervento, Matteotti amplia ulteriormente il raggio delle critiche. “Questo impegno non è previsto nemmeno nel PIAO 2025-2027”, sottolinea, facendo riferimento al Piano integrato di attività e organizzazione, il principale documento di programmazione delle pubbliche amministrazioni.
Il consigliere mette poi a confronto la situazione locale con quella dei Comuni vicini. “Il Comune di Riva ha un suo piano, il Comune di Arco lo sta mettendo in atto, il Comune di Dro zero”.
Una comparazione che rafforza il tono polemico e introduce una questione politica più ampia: la distanza tra annunci e interventi concreti. “La propaganda non è sufficiente – afferma – occorre affrontare concretamente le questioni, specialmente quelle che riguardano una parte di popolazione svantaggiata”.
Cosa chiede la mozione
Le richieste avanzate dalle minoranze sono precise: predisporre il PEBA comunale, istituire un gruppo di lavoro dedicato, avviare un percorso partecipato con associazioni e cittadini, relazionare periodicamente al Consiglio e sollecitare il sostegno tecnico e finanziario della Provincia autonoma di Trento.
Non solo un atto amministrativo, dunque, ma un percorso strutturato e condiviso.
Il nodo resta politico
Sul piano istituzionale, la questione ruota ora attorno a un interrogativo semplice ma cruciale: perché la mozione non è stata inserita all’ordine del giorno? Una scelta tecnica, una tempistica, o un segnale politico? Intanto Matteotti chiude con una domanda diretta, destinata a riaccendere il dibattito: “Cosa aspetta il Comune per affrontare l’eliminazione delle barriere architettoniche come previsto dalla legge?”. Un tema che, al di là delle contrapposizioni politiche, tocca la qualità della vita quotidiana e il grado di inclusività reale del territorio. (n.f.)