
Dopo giorni di polemiche, il confronto sul cantiere nella Sarca si sposta dalle dichiarazioni al cantiere. La sindaca Arianna Fiorio, il vicesindaco Marco Piantoni e gli assessori Ivo Ceolan, Massimiliano Floriani e Chiara Parisi hanno effettuato giovedì 24 settembre un sopralluogo approfondito sui lavori di sovralzo arginale e adeguamento idraulico a Caneve, assieme alla responsabile dell’Ufficio tecnico opere pubbliche Barbara Contessi. Sul posto anche i tecnici del Servizio bacini montani, dello studio di progettazione e dell’impresa esecutrice.
Un passaggio che arriva in un momento delicato. Nelle scorse settimane i lavori nell’alveo e sulle sponde avevano riacceso il dibattito politico e ambientale: Fucina Comune aveva richiamato le fortissime polemiche del 2020, chiedendo coerenza nel giudizio sugli interventi lungo il fiume, pur precisando di non essere contraria alle opere necessarie alla sicurezza idraulica. La Giunta aveva replicato spiegando che il progetto era stato impostato prima del suo insediamento e che erano già state chieste correzioni per ridurne l’impatto paesaggistico.
Un’opera nata dopo la piena del 2020
Alla base dell’intervento c’è prima di tutto un problema di sicurezza. La piena del 3 ottobre 2020 provocò lo straripamento della Sarca e i successivi studi idraulici misero in evidenza punti di vulnerabilità nelle opere di contenimento.
Il progetto del Servizio bacini montani interessa circa 575 metri della sponda sinistra: nella zona della passerella di Caneve è previsto l’allargamento dell’alveo, mentre altrove saranno rialzate le difese arginali. La passerella ciclopedonale dovrà essere ruotata e allungata attraverso una nuova campata e un ulteriore appoggio nell’alveo.
L’impostazione fondamentale dell’opera era stata sviluppata durante la precedente amministrazione. La Giunta Fiorio sottolinea quindi di non aver potuto rimettere mano all’intero progetto, ma di avere aperto con i Bacini montani un confronto sulle parti considerate migliorabili. È lo stesso quadro già illustrato nei giorni scorsi da Piantoni e Parisi.
Il muro da cinque metri cambia volto
La modifica più evidente riguarda quello che era probabilmente l’elemento più delicato dal punto di vista paesaggistico: un muro in cemento armato faccia a vista alto oltre cinque metri e lungo circa cento metri, previsto nel tratto in corrispondenza del centro storico. La soluzione originaria, giudicata dall’attuale amministrazione troppo impattante, è stata superata. L’opera sarà meno lineare e rivestita in pietra, con l’obiettivo di inserirla meglio nel contesto urbano e fluviale.
Durante il sopralluogo si è discusso anche della possibilità di ridurre, dove tecnicamente consentito, le quote di alcuni muri senza diminuire il livello di sicurezza idraulica e di estendere il rivestimento in pietra anche ad altri tratti oggi previsti in calcestruzzo a vista.
Sul tavolo anche le finiture della nuova passerella, per la quale il Comune ha chiesto di verificare la possibilità di utilizzare una pavimentazione a doghe.
Attenzione anche alle attività durante il cantiere
C’è poi un altro aspetto che l’amministrazione ha voluto mettere sul tavolo: i tempi del cantiere e le conseguenze sulla vita della città e delle attività economiche.
La parte principale delle lavorazioni in corso dovrebbe essere completata entro dicembre.
L’intervento più consistente sulla passerella, invece, sarà concentrato dopo le festività natalizie e l’Epifania 2027, scelta concordata con i Bacini montani proprio per ridurre per quanto possibile le interferenze nei periodi più sensibili per cittadini, operatori e frequentatori del centro.
Nel frattempo ci sarà una prima breve chiusura: la passerella ciclopedonale di Caneve resterà interdetta dal 28 al 30 settembre per il consolidamento del fronte a bordo della ciclabile, intervento preparatorio alle future opere.
Il sopralluogo, dunque, non cancella le questioni sollevate nelle ultime settimane, ma aggiunge un nuovo passaggio alla vicenda: il progetto di sicurezza idraulica va avanti, mentre Comune e Provincia stanno lavorando su materiali, quote, inserimento paesaggistico e organizzazione temporale del cantiere.
Il nodo rimane quello che accompagna ormai da anni ogni intervento sulla Sarca ad Arco: mettere in sicurezza il fiume senza perdere di vista il suo valore ambientale e paesaggistico e, contemporaneamente, cercare di limitare il più possibile le ricadute sulla quotidianità della città e sul tessuto economico che vive attorno al centro. (n.f.)

