A poco più di due settimane dalla sua prima esternazione sul tema del cosiddetto “turismo arabo” (leggi), l’ex assessore comunale Luca Grazioli torna a farsi sentire con una nuova riflessione. Le sue parole hanno già acceso il dibattito cittadino e oggi, 26 agosto, il confronto si arricchisce di ulteriori elementi che toccano sensibilità economiche, culturali e sociali della comunità rivana.
Dalle prime dichiarazioni alle reazioni
Era stato proprio Grazioli il primo a porre il tema: l’arrivo di visitatori provenienti dal mondo arabo, già presenti, ma attesi soprattutto nei prossimi mesi autunnali, rappresenterebbe più un “rischio” che un’opportunità (economica e turistica) per Riva del Garda. La sua analisi aveva suscitato reazioni contrastanti: da un lato l’appoggio di alcuni operatori economici, dall’altro critiche per un approccio ritenuto troppo rigido e potenzialmente discriminatorio.
Oggi, Grazioli rilancia:
“La parola d’ordine deve essere rispetto – sottolinea –. Il panorama del turismo arabo sta sollevando diverse preoccupazioni tra gli associati di UNAT e Confcommercio, con una netta preferenza per il mantenimento dei bacini tradizionali. Questa scelta è condivisa da molti ristoratori e attività economiche, come dimostrato anche da un sondaggio che evidenzia la riluttanza a investire in un segmento di mercato così diverso dal nostro”.
Differenze culturali e criticità percepite
Secondo l’ex assessore leghista, transitato oggi nella lista civica “La Rocca” di Lorenzo Prati, il turismo arabo porrebbe questioni delicate non solo di organizzazione ma anche di convivenza: dagli orari dei pasti all’uso ritenuto “arrogante” delle strutture, fino alla questione dell’abbigliamento tradizionale come burqa e niqab, che solleverebbero dubbi in termini di sicurezza e riconoscibilità negli spazi pubblici.
Un tema, quest’ultimo, che Grazioli lega anche a un quadro normativo nazionale giudicato lacunoso: in Italia non esistono divieti espliciti sul velo integrale, mentre in altri paesi – come la Svizzera – si è scelta la via del bando in luoghi pubblici.
La difesa delle tradizioni locali
Per Grazioli, il rischio maggiore sarebbe lo scontro culturale con il tradizionale turismo nord-europeo e con altre fasce di visitatori storicamente legati al Garda trentino. “La necessità di garantire il rispetto delle tradizioni e delle consuetudini locali – osserva – deve prevalere su qualsiasi tentativo di attrarre un turismo che può risultare problematico e invasivo”.
Da qui la sua conclusione: una posizione “ferma e critica” nei confronti di politiche che, a suo dire, aprirebbero le porte a un turismo poco integrabile con i valori e lo stile di vita locale.
Un dibattito che divide
Il nuovo intervento di Grazioli conferma come il tema non sia soltanto economico ma profondamente culturale e identitario. Se da un lato gli operatori guardano con prudenza alle trasformazioni del mercato turistico, dall’altro resta aperta la questione di come conciliare apertura internazionale, rispetto delle diversità e tutela delle tradizioni locali.
Il Garda, terra da sempre crocevia di culture e popoli, si trova così di fronte a un interrogativo che va oltre i numeri delle presenze: quale modello di turismo vuole coltivare per il futuro?
(n.f.)