
Il tema del caldo estremo continua ad alimentare il dibattito anche nell’Alto Garda. Dopo l’articolo pubblicato da La Busa online sull’intervento della consigliera provinciale Michela Calzà (PD), che chiedeva maggiore attenzione alle temperature negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, in redazione è arrivata la segnalazione di una lettrice che sposta l’attenzione su un’altra realtà particolarmente delicata: la APSP Fondazione Comunità di Arco.
Nella lettera, Anna – che si firma con il solo nome – descrive una situazione definita “grave” all’interno della casa di riposo, sostenendo che alcuni ospiti sarebbero costretti a trascorrere gran parte della giornata in camere che raggiungerebbero “quasi i 30 gradi”, con ventilazione insufficiente e aria condizionata assente o poco efficace.
Secondo la lettrice, le elevate temperature avrebbero già provocato “febbri, bronchiti e gravi malesseri” tra alcuni anziani. Nella segnalazione si afferma inoltre che diversi ospiti utilizzerebbero ventilatori portati direttamente dai familiari e che, durante i giorni di maggiore caldo, la struttura non avrebbe adottato iniziative adeguate per affrontare l’emergenza.
Una ricostruzione che il presidente della Fondazione, Paolo Mattei, respinge con decisione.
Al termine della riunione del Consiglio di amministrazione di venerdì pomeriggio, Mattei definisce infatti la lettera “contenente falsità, anche molto gravi”, soprattutto dopo aver chiesto un dettagliate informazioni al medico della struttura. “Quando si parla di febbri, bronchiti e gravi malesseri – afferma – non risulta assolutamente nulla. Ho interpellato il medico interno e non emerge alcun caso riconducibile a quanto riportato nella lettera. Valuteremo anche eventuali azioni a tutela della Fondazione.”
Il presidente riconosce invece che, durante i giorni più caldi, si sia verificata una criticità limitata ad alcune camere del terzo piano del blocco B.
“Parliamo di due o tre stanze, per complessivi otto posti letto su 132 presenti nella struttura. Le misurazioni effettuate hanno registrato temperature comprese tra i 28 e i 29 gradi nelle ore più calde del pomeriggio. Una situazione che conoscevamo e che abbiamo monitorato.”
Secondo Mattei, il resto della struttura sarebbe rimasto regolarmente climatizzato. “L’impianto di raffrescamento funziona correttamente. È stato recentemente rinnovato e distribuisce aria che viene immessa nel circuito a 17 gradi. Il problema riguarda esclusivamente alcune camere più lontane dai canali di distribuzione.”
Anche la direttrice Laura Pollini precisa che la Fondazione è intervenuta non appena rilevata la criticità.
“Proprio in quella zona abbiamo installato immediatamente dei ventilatori. Ci dispiace che il familiare della signora si trovi in quelle camere, che sappiamo essere le più esposte nelle giornate di forte calura, ma non è corretto affermare che tutta la struttura si trovi nelle condizioni descritte.”
La direzione ribadisce quindi che la situazione è circoscritta a una porzione limitata dell’edificio e che il raffrescamento delle aree comuni e della quasi totalità delle camere continua a funzionare regolarmente, respingendo l’immagine di una struttura trasformata in un “forno” così come descritta nella segnalazione.
Il confronto, nato a seguito dell’ondata di caldo che sta interessando il Trentino, riporta comunque al centro un tema sempre più attuale: quello della tutela delle persone più fragili durante gli eventi climatici estremi, una sfida che coinvolge scuole, strutture sanitarie e residenze per anziani.
(n.f.)