Le nuove barriere in corten installate a Torbole per la Ciclovia del Garda non convincono tutti. Anzi, per molti residenti rappresentano una vera e propria “ferita” paesaggistica in un luogo che, per storia e bellezza, meriterebbe ben altra cura. A guidare la protesta è Aldo “Tajom” Tavernini, amministratore del sito Amo Torbole, storico locale e voce critica da sempre attenta al decoro del paese.
Dal ponte della Sarca alla ciclovia: il caso delle fioriere “ruzenere”
Il primo bersaglio delle osservazioni di Tavernini sono state le grandi fioriere in acciaio corten posizionate sul ponte della Sarca, all’imbocco della ciclovia. “Arrugginite” o, come dice lui con ironia, “ruzenere”, delimitano il percorso ciclabile rispetto al marciapiede pedonale. La scelta, secondo molti cittadini, stona con il contesto: al posto di aprire lo sguardo verso il lago e il fiume, lo ostruisce con materiali che evocano più degrado che modernità.
Il 25 luglio Tavernini scriveva: «Già si è sollevato, tra chi le ha viste, un moto di indignazione». E, in effetti, non sono mancati commenti polemici anche sui social.
“Effetto laghetto” dell’impianto di irrigazione
Il 26 agosto l’attenzione si è spostata sull’impianto di irrigazione delle stesse fioriere. Funziona, sottolinea con sarcasmo Tavernini, “a meraviglia”, ma l’acqua in eccesso ha creato allagamenti in zona hotel Casa Morandi, trasformando il marciapiede in un piccolo stagno.
Una contraddizione evidente: un’opera pensata per abbellire il ponte rischia di peggiorare la fruibilità degli spazi e il decoro urbano.
“Uno schifo”: l’affondo sul parapetto nord
Infine, il 29 agosto, la bordata più dura: Tavernini si scaglia contro il parapetto nord del ponte della Sarca, sempre in corten. «Alla vista si rivolta lo stomaco. Veramente uno schifo!» scrive senza mezzi termini. Qui la critica non riguarda più solo l’aspetto pratico, ma la qualità estetica complessiva: il nuovo arredo urbano sarebbe incompatibile con il contesto paesaggistico del Garda trentino.
Un dibattito aperto sul decoro urbano
Le denunce di Tavernini non sono isolate. Riflettono un malessere diffuso tra chi vorrebbe vedere Torbole valorizzata nel segno della bellezza, della sobrietà e della cura paesaggistica, non deturpata da soluzioni che appaiono impattanti e fuori luogo.
Il caso delle barriere in corten riaccende così il dibattito sul rapporto tra modernizzazione e tutela del paesaggio: come coniugare la necessità di infrastrutture turistiche, come la ciclovia, con il rispetto del genius loci di un territorio che vive della sua immagine?
Per ora resta la voce pungente di Tavernini, fedele al suo stile diretto e al suo amore per Torbole. Ma la questione non può essere liquidata come una semplice lamentela: è una chiamata in causa agli amministratori locali, invitati a riflettere su ogni scelta che riguarda spazi pubblici tanto preziosi e fragili.
(n.f.)