
Un simbolo tracciato con sassi colorati. Un gesto che ha colpito nel cuore uno spazio educativo. E una comunità che sceglie di non tacere.
È quanto accaduto sabato 1 marzo all’Oratorio di Arco dove una famiglia, portando i figli al parco giochi della struttura, ha trovato una grande svastica composta con i sassi dipinti dai bambini durante il Grest per l’orto dell’oratorio. Un’immagine che ha suscitato sconcerto e indignazione.
«Non è un disegno qualsiasi»
Nel post pubblicato sui canali social, il direttivo e i volontari di NOI Arco sono stati netti: «Vogliamo essere chiari: non si tratta di una bravata».
La svastica, si legge, «non è un disegno qualsiasi», ma «un simbolo dell’odio che la legge italiana punisce esplicitamente, con pene che arrivano fino a due anni di reclusione». Un riferimento alla normativa che sanziona l’apologia e la propaganda di ideologie legate al nazifascismo.
L’oratorio, si sottolinea, è «la casa della comunità», un luogo di accoglienza e formazione. Per questo, prima di procedere per vie legali, viene offerta a chi ha compiuto il gesto la possibilità di farsi avanti entro il 10 marzo, contattando in modo riservato la struttura. Dopo quella data, verrà consegnato alle autorità tutto il materiale raccolto, comprese le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti.
Il dibattito sui simboli: tra storia antica e Novecento
Sotto il post si è acceso un confronto. Alcuni utenti hanno richiamato l’origine antichissima della svastica – o croce uncinata – simbolo presente in culture orientali come l’induismo e il buddhismo, dove rappresenta la vita, la prosperità, l’armonia cosmica.
Altri hanno ribattuto che, nel contesto europeo contemporaneo, quel segno rimanda in modo quasi automatico al nazismo e all’ideologia di odio e persecuzione che ha segnato tragicamente il Novecento. In particolare, è stato ricordato come la versione adottata dal regime hitleriano fosse ruotata di 45 gradi e orientata verso destra, mentre nelle tradizioni orientali l’orientamento e il significato variano.
Il punto, però, come osserva una delle commentatrici, non è tanto l’origine storica del simbolo quanto il contesto: un oratorio cristiano europeo nel 2026, uno spazio educativo frequentato da bambini e famiglie. In un simile ambiente, la comparsa di una svastica – qualunque ne fosse l’intenzione – «stride» e interroga la comunità.
Educare anche attraverso l’errore
La scelta dell’oratorio non è stata quella del silenzio, né quella di una denuncia immediata. Il messaggio pubblicato mette al centro la dimensione educativa: «Il nostro lavoro è accogliere, educare, accompagnare le persone — anche quando sbagliano».
È un passaggio non secondario. Da un lato la fermezza nel condannare il gesto; dall’altro la volontà di offrire un’occasione di responsabilità personale. Guardare in faccia ciò che si è fatto, riconoscerne il peso simbolico, iniziare a rimediare.
Resta il fatto che i sassi utilizzati per comporre la figura erano stati colorati dai bambini durante le attività estive del Grest, pensati per abbellire l’orto dell’oratorio: un elemento che aggiunge amarezza a quanto accaduto.
Una comunità che non vuole «far passare in silenzio»
Molti i messaggi di solidarietà al direttivo e ai volontari, così come le richieste di procedere con denuncia qualora non emergano responsabilità entro il termine fissato.
«Siamo in tanti, siamo uniti, e questa cosa non possiamo lasciarla passare in silenzio», scrive l’oratorio. Parole che richiamano una responsabilità collettiva: custodire i luoghi comuni, vigilare sui simboli, non sottovalutare gesti che – anche se compiuti forse con leggerezza – evocano pagine drammatiche della storia europea.
In gioco non c’è soltanto l’interpretazione di un segno, ma il significato che quel segno assume oggi, qui, in una comunità che si riconosce in valori di rispetto, inclusione e memoria. (n.f.)