
La richiesta di spazi per i giovani arriva in Consiglio comunale ad Arco. Dopo l’intervista de La Busa online a Edoardo e Nicolò, i due ragazzi che hanno avviato una raccolta firme per chiedere luoghi adeguati dove potersi ritrovare e divertirsi senza dover uscire dal territorio, il tema diventa ora anche oggetto di un’interrogazione politica.
A depositarla è Carlo Pedergnana, capogruppo del PATT in Consiglio comunale ad Arco, che si rivolge alla sindaca Arianna Fiorio e alla giunta chiedendo se l’amministrazione abbia già avviato un confronto con gli altri Comuni della Comunità Alto Garda e Ledro.
Il caso è quello raccontato nei giorni scorsi da La Busa online, con una intervista molto seguita e apprezzata dai lettori, capace di intercettare un sentimento diffuso tra tanti ragazzi e famiglie: nell’Alto Garda mancano spazi riconosciuti, sicuri e organizzati dove i giovani possano incontrarsi, ascoltare musica, socializzare e vivere momenti di divertimento in tranquillità.
Edoardo e Nicolò, con la loro iniziativa, hanno dato voce a una generazione che troppo spesso si sente costretta a scegliere tra il restare senza alternative o spostarsi fuori provincia per trovare occasioni di svago. Una raccolta firme nata dal basso, con parole semplici ma molto chiare, che ha avuto il merito di trasformare un disagio quotidiano in una proposta pubblica.
È dentro questo quadro che si inserisce l’interrogazione del PATT. “È oramai sotto gli occhi di tutti la mancanza di spazi di divertimento per i nostri giovani”, scrive Pedergnana nel documento presentato il 20 giugno. Da qui la richiesta alla giunta: sapere se ci siano state interlocuzioni con le altre amministrazioni della Comunità di Valle “al fine di trovare una soluzione e degli spazi adeguati per permettere ai giovani di divertirsi in tranquillità, senza dover andare fuori provincia come spesso accade”.
Il consigliere autonomista sollecita quindi una risposta non solo comunale, ma territoriale. Il tema, infatti, supera i confini di Arco e riguarda l’intero Alto Garda e Ledro. I ragazzi si muovono tra Riva, Arco, Dro, Nago-Torbole, Ledro e gli altri centri della zona: per questo, secondo Pedergnana, la soluzione non può essere lasciata alla buona volontà del singolo Comune, ma deve diventare oggetto di un confronto di valle.
Nell’interrogazione viene indicata anche una possibile strada: coinvolgere direttamente le categorie economiche. Un passaggio importante, perché gli spazi giovanili non sono solo una questione sociale o educativa, ma toccano anche la vita serale, gli eventi, la ristorazione, il turismo e la capacità del territorio di offrire opportunità ai propri ragazzi.
Il punto politico è chiaro: dopo la raccolta firme e dopo il forte riscontro ottenuto dall’intervista a Edoardo e Nicolò, la questione non può essere archiviata come semplice lamentela generazionale. È una domanda di comunità. Una richiesta di ascolto, ma anche di progettazione.
Ora la parola passa alla sindaca Arianna Fiorio e alla giunta, chiamate a chiarire se vi siano già stati contatti con gli altri Comuni e quale percorso l’amministrazione intenda mettere in campo. Sullo sfondo resta la domanda posta dai ragazzi e rilanciata dal PATT: l’Alto Garda vuole davvero costruire spazi per i giovani o continuerà a vederli partire altrove per divertirsi?
(n.f.)