
Gli alloggi della Parrocchia sono tutti occupati, le richieste continuano ad arrivare e chi cerca una casa spesso non sa dove rivolgersi. È da questa fotografia, raccontata dal decano don Dario Silvello, che Loredana Mascaro allarga il ragionamento sul futuro di Riva: la questione abitativa non riguarda soltanto chi cerca un tetto, ma la capacità stessa della città di restare viva, abitata e dotata di servizi durante tutto l’anno.
Il punto di partenza è un articolo pubblicato da l’Adige e firmato da Gianluca Marcolini, che racconta come la Parrocchia di Riva abbia già messo a disposizione tutto ciò che oggi può destinare all’abitare. Don Dario Silvello spiega che nell’ex canonica di Sant’Alessandro vivono attualmente quattro uomini, accolti temporaneamente in attesa di una sistemazione più stabile; nella canonica di San Giuseppe, oltre alla comunità delle suore, anche l’appartamento disponibile è occupato. L’alloggio sopra la Caritas viene invece utilizzato da un’attività commerciale per ospitare alcuni dipendenti, soprattutto camerieri. A questi si aggiungono tre appartamenti in viale Trento concessi con affitti a lungo termine.
Il quadro, insomma, è quello di una disponibilità sostanzialmente esaurita. E don Silvello racconta anche di ricevere ogni settimana una o due persone alla ricerca disperata di una sistemazione, senza però avere nuovi spazi da offrire.
Nello stesso articolo emerge anche la riflessione del sindaco Alessio Zanoni, che indica la necessità di lavorare su nuove regole per l’utilizzo degli immobili residenziali e su strumenti urbanistici capaci di ampliare l’offerta. Il presidente della Comunità Alto Garda e Ledro, Giuliano Marocchi, richiama invece la necessità di fare sistema tra enti locali, cooperazione e realtà ecclesiali, ricordando anche i progetti di edilizia sociale previsti a Villa Teresita ad Arco e alla residenza Molino di Dro.
È su questo scenario che interviene Loredana Mascaro, consigliera comunale di Campobase-Noi per Riva e presidente della Commissione mobilità e ambiente. «Alloggi della Parrocchia tutti occupati: è una frase che fotografa con precisione la situazione che viviamo», osserva. Per Mascaro, infatti, il dato conferma che la pressione abitativa non può più essere considerata un’emergenza episodica, ma un fenomeno strutturale.
Casa e comunità, lo stesso problema
La consigliera richiama le misure avviate dall’amministrazione Zanoni: le agevolazioni Imis pensate per favorire gli affitti residenziali di medio-lungo periodo e l’adesione alla Fondazione Trentino Abitare, strumento attraverso il quale proprietari e persone in cerca di casa possono essere messi in contatto con maggiori garanzie. «Sono passi importanti, che testimoniano un impegno costante e responsabile», sottolinea Mascaro.
Ma il Comune, da solo, non può bastare. La presidente della commissione chiama in causa Provincia e Stato, pone il tema degli appartamenti Itea inutilizzati e invita anche i proprietari privati a interrogarsi sulla crescente destinazione degli immobili al mercato turistico.
Il ragionamento si allarga così dal diritto alla casa alla struttura stessa della città. «Senza residenzialità non c’è comunità», ricorda Mascaro riprendendo un concetto espresso dal sindaco Zanoni. E collega direttamente il tema dell’abitare anche al dibattito sui negozi di prossimità. Se diminuiscono le persone che vivono stabilmente in città, osserva, diventano più fragili anche alimentari, edicole, piccoli esercizi e servizi quotidiani. «Quei presidi importanti possono esistere solo se ci sono persone che li vivono».
Da qui l’appello a uno sforzo comune fra istituzioni, enti pubblici, realtà ecclesiali, proprietari e cittadini.
Perché il problema, nella lettura di Mascaro, non è soltanto trovare più appartamenti. È decidere se Riva del Garda vuole continuare a essere, oltre a una grande destinazione turistica, una città dove sia ancora possibile abitare, lavorare, crescere una famiglia e costruire relazioni per dodici mesi all’anno.
(n.f.)