
Dalle 20.50 di giovedì 9 aprile Riva del Garda ha scritto una nuova pagina della propria storia: il consiglio comunale ha revocato all’unanimità la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, chiudendo simbolicamente un capitolo aperto nel 1924 e riaffermando con forza i valori democratici e costituzionali della comunità. Diciannove consiglieri presenti, diciannove voti favorevoli. Nessuna astensione, nessun voto contrario. Anche le assenze annunciate avevano espresso parere positivo.
La delibera cancella un provvedimento imposto il 24 maggio 1924 dal regime fascista, a poche settimane da elezioni che – come ricordato dal sindaco Alessio Zanoni – avevano comunque visto prevalere le forze democratiche.
Un passaggio che, come sottolineato in aula, va ben oltre la revisione storica: è una presa di posizione chiara nel presente.
“Non cancelliamo la storia, scegliamo da che parte stare”
A dare ulteriore profondità politica e simbolica all’evento sono arrivate oggi, 10 aprile, le parole della vicesindaca Barbara Angelini, affidate a un lungo intervento pubblico.
«La revoca non significa cancellare la storia, ma fare politica con la memoria come fondamento e la Costituzione come bussola».
Un concetto ribadito più volte: l’atto non cambia il passato, ma definisce l’identità della comunità nel presente.
«Revocarla non significa cancellare la storia: significa usare un fatto storico per produrre un altro fatto storico, questa volta democratico, che dirà alle generazioni future da che parte stavamo».
Parole che si intrecciano perfettamente con quanto emerso in aula: la cittadinanza onoraria a Mussolini, concessa in epoca di regime, non fu espressione libera della comunità, ma un’imposizione politica.
La memoria come responsabilità
Nel suo intervento, Angelini ha aggiunto anche un passaggio personale, che trasforma la memoria storica in esperienza concreta: «La storia non è qualcosa di lontano, scritto sui libri, è nei volti delle persone che abbiamo amato».
Un richiamo diretto alle persecuzioni subite dalla sua famiglia durante il fascismo, che rafforza il senso dell’atto votato dal consiglio: non un gesto simbolico isolato, ma un’assunzione di responsabilità collettiva.
Una scelta che parla al presente
Il significato politico della decisione emerge con forza anche nel contesto attuale, segnato – come evidenziato sia in aula che nel post della vicesindaca – da tensioni internazionali, guerre e nuovi autoritarismi. «Oggi qui a Riva del Garda diciamo con un atto concreto in cosa crediamo: in una politica che non dimentica, che non si piega, che sceglie da che parte stare».
In questa chiave, la revoca diventa un messaggio rivolto non solo alla comunità locale, ma anche alle generazioni future.
Una città coerente con la propria storia
La decisione assume un valore ancora più forte se letta alla luce dell’identità della città: Riva del Garda è la città dei Martiri del 28 Giugno e ha conferito in anni recenti la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sopravvissuta alle leggi razziali.
Due scelte che oggi trovano una coerenza definitiva.
Il significato di un “atto storico”
La seduta del 9 aprile entra così nella storia amministrativa della città non solo per il contenuto della delibera, ma per il suo valore simbolico.
Come sintetizza la vicesindaca Angelini: «È il modo in cui vogliamo amministrare questa città e fare politica con la memoria come fondamento e la Costituzione come bussola».
Un passaggio che segna una linea chiara: non si tratta di riscrivere il passato, ma di dichiarare, oggi, da che parte sta una comunità. (n.f.)