
A pochi giorni dalla seduta del consiglio comunale che ha sancito, con voto unanime, la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, il dibattito nella città di Riva del Garda resta aperto. E si arricchisce ora di una voce controcorrente, quella di Gerardo Gaiatto, presidente dell’associazione culturale Schützen Kompanie am Gardasee, che interviene pubblicamente chiedendo una riflessione più ampia e approfondita. Secondo Gaiatto, infatti, attorno a un provvedimento così simbolico sarebbe mancato un vero confronto. «A mio avviso – scrive – non c’è stato un dibattito politico, culturale e storico come meritava di essere fatto».
La decisione del consiglio
Il 9 aprile scorso, l’aula consiliare di Riva del Garda ha approvato all’unanimità la revoca della cittadinanza onoraria conferita a Mussolini nel 1924. Un passaggio condiviso da maggioranza e opposizione, fortemente voluto dall’amministrazione guidata dal sindaco Alessio Zanoni, che ha definito l’onorificenza «incompatibile con i valori democratici» della comunità.
Alla base della scelta anche una rilettura storica: quella cittadinanza, concessa in epoca fascista da un commissario prefettizio, non rappresenterebbe la volontà popolare dell’epoca.
La posizione di Gaiatto
È proprio su questo terreno che si inserisce la riflessione del presidente degli Schützen. «Prendo atto del provvedimento – afferma – ma rilevo che di fatto viene cancellata una fetta della storia della città». Una posizione netta, che non difende il fascismo ma mette in discussione il metodo e il significato dell’operazione. Gaiatto parla apertamente di rischio di “narrazione strumentale” e di omissione storica, sottolineando come la storia, anche nelle sue pagine più controverse, non possa essere semplificata.
Il paradosso delle opere del periodo fascista
Nel suo intervento, Gaiatto utilizza un esempio concreto per sostenere la propria tesi. Se la logica è quella della “defascistizzazione”, osserva, allora si dovrebbe essere coerenti fino in fondo.
«Bisognerebbe allora demolire la Spiaggia degli Olivi, lo stadio Benacense, la centrale idroelettrica della Ponale» scrive, ricordando come queste opere – oggi simboli della città – siano state progettate e realizzate durante il ventennio fascista dall’architetto Giancarlo Maroni.
Un paradosso che punta a evidenziare la complessità del rapporto tra storia, memoria e patrimonio.
La proposta: una stele per i combattenti locali
Ma il cuore dell’intervento di Gaiatto è anche propositivo. Il presidente dell’associazione culturale rilancia infatti con una richiesta precisa al sindaco Zanoni: erigere a Riva del Garda una stele commemorativa dedicata ai cittadini rivani che combatterono e morirono durante la Prima Guerra Mondiale come Kaisejaeger o Standschützen.
«Riva non ha mai ricordato pubblicamente i nostri nonni» sottolinea, collegando questa mancanza a un’eredità storica del periodo fascista.
Il richiamo storico
Nel suo intervento, Gaiatto cita anche un episodio significativo: il decreto del 1923 del prefetto Giuseppe Guadagnini, che vietava l’uso della denominazione “Tirolo”, imponendo “Provincia di Trento” o “Venezia Tridentina” e sanzionando chi non si adeguava.
Un passaggio che, secondo lui, contribuì a cancellare memoria e identità locali, con effetti che – sostiene – si riflettono ancora oggi.
Un dibattito che continua
Le parole di Gaiatto riaprono così il confronto cittadino, riportando al centro una questione delicata: come fare i conti con il passato senza cancellarlo, ma nemmeno giustificarlo.
Dopo il voto unanime del consiglio comunale, che ha segnato una presa di posizione chiara sul piano dei valori, la discussione si sposta ora sul terreno della memoria storica e dell’identità.
E a Riva del Garda, tra scelte simboliche e richieste di approfondimento, il dibattito sembra tutt’altro che concluso. (n.f.)