
Il confronto politico a Riva del Garda si sposta sul terreno del funzionamento delle istituzioni. Le consigliere comunali Cristina Santi e Silvia Betta, del gruppo PATT + Autonomisti + Popolari – Lega Trentino, hanno presentato un’interpellanza a risposta scritta nella quale contestano quello che definiscono uno «svilimento del ruolo del consigliere comunale» e chiedono al sindaco Alessio Zanoni chiarimenti sulle modalità con cui vengono comunicate le risposte agli atti di sindacato ispettivo.
L’iniziativa prende origine da una precedente interpellanza, depositata il 25 giugno, riguardante la riorganizzazione del servizio di pulizia negli edifici scolastici dei plessi Riva 1 e Riva 2. Secondo le consigliere, il giorno successivo il sindaco avrebbe già replicato pubblicamente ai contenuti dell’atto sulle pagine del quotidiano l’Adige, definendo le contestazioni «tutto falso», mentre la risposta ufficiale protocollata sarebbe arrivata soltanto il 16 luglio, a distanza di circa tre settimane.
Da qui la contestazione politica rivolta all’amministrazione.
«Il diritto di sindacato ispettivo dei consiglieri comunali è tutelato dalla legge e dai regolamenti comunali», ricordano Santi e Betta, sostenendo che le risposte agli atti ispettivi dovrebbero seguire prioritariamente il percorso istituzionale previsto e solo successivamente essere oggetto di comunicazione pubblica.
Secondo le due consigliere, anticipare sistematicamente ai mezzi di informazione le argomentazioni dell’amministrazione «svilisce profondamente l’attività e la dignità del consigliere comunale, riducendo l’alto confronto istituzionale a una mera dialettica mediatica a senso unico».
Nell’interpellanza viene inoltre sostenuto che tale prassi costringa i consiglieri «ad apprendere a mezzo stampa le repliche dell’amministrazione ai propri atti di controllo politico, prima ancora che queste vengano formalizzate nelle sedi opportune», una situazione definita «paradossale e inaccettabile».
Le richieste rivolte al sindaco sono quattro. Santi e Betta chiedono innanzitutto di chiarire «le motivazioni politiche e istituzionali» che giustificherebbero la scelta di rispondere prima ai giornali e soltanto successivamente ai consiglieri proponenti. Domandano inoltre se non ritenga che questo metodo finisca per privare il Consiglio comunale della propria centralità nel confronto democratico.
Le consigliere chiedono poi conto del divario temporale tra la replica pubblicata sulla stampa il 26 giugno e la risposta ufficiale trasmessa a metà luglio, oltre a conoscere quali accorgimenti l’amministrazione intenda adottare affinché, in futuro, il diritto di informazione dei cittadini non si traduca, a loro giudizio, «in una sistematica violazione delle prerogative e della priorità di notifica dovuta ai membri del Consiglio comunale».
Il documento si conclude con una dura nota politica nei confronti del primo cittadino.
«La democrazia rappresentativa e il rispetto delle istituzioni locali non si misurano solo a parole, ma si sostanziano nei comportamenti quotidiani e nella correttezza delle procedure», scrivono Santi e Betta. E aggiungono: «Anticipare sistematicamente sulla stampa le risposte agli atti consiliari non è un segnale di efficienza comunicativa, bensì una scorciatoia mediatica che indebolisce le basi del confronto democratico».
Infine, l’affondo conclusivo: «Fa un certo effetto doverlo ricordare proprio a chi, del rispetto delle regole e del rigore istituzionale, ha sempre fatto la propria bandiera». Da qui l’invito rivolto al sindaco Zanoni a «ritrovare la bussola istituzionale» e a garantire che, in futuro, «le risposte formali ai consiglieri comunali precedano, e non inseguano, i titoli dei giornali».
(n.f.)