
Il dibattito politico a Riva del Garda si sposta anche sul tema del decoro istituzionale. Con un intervento dai toni critici, le consigliere comunali di opposizione Cristina Santi (Lega) e Silvia Betta (Patt) puntano l’attenzione su quanto accaduto durante le celebrazioni del 28 giugno, dedicate al ricordo dei Martiri della Resistenza, sostenendo che in alcune amministrazioni sia mancata la cura formale che una ricorrenza solenne richiede.
Nel comunicato, le due esponenti di minoranza precisano fin dall’inizio di essere consapevoli che le loro osservazioni possano essere liquidate come una semplice polemica sull’abbigliamento. Ma, a loro giudizio, il tema va ben oltre il modo di vestire. «Ci sono occasioni nelle quali la forma non è un accessorio: è il primo linguaggio del rispetto», scrivono.
“Non è una questione di galateo”
Le consigliere ricordano come, durante le commemorazioni svoltesi a Riva del Garda e in altri comuni dell’Alto Garda e del Roveretano, il momento del raccoglimento, la deposizione delle corone e il suono della Renga abbiano rappresentato un tributo ai caduti per la libertà.
Proprio per questo, sostengono, avrebbero notato «infradito, sandali da passeggio, prendisole e abiti decisamente informali», ritenuti poco consoni a una cerimonia istituzionale. «Più lungolago che commemorazione ufficiale», sintetizzano.
Le due consigliere respingono anche l’argomento del caldo estivo. «Nessuno pretende completi pesanti sotto il sole di giugno – osservano – ma indossare per mezz’ora una scarpa chiusa, un pantalone adeguato o una giacca leggera non rappresenta un sacrificio insostenibile».
Il riferimento al sindaco e alla giunta
Nel mirino dell’intervento finisce anche l’amministrazione comunale. Con una nota ironica, Santi e Betta osservano che il sindaco, solitamente incline a uno stile informale, «si è presentato con la cravatta», scelta definita «finalmente in sintonia con la solennità dell’occasione».
Diverso, invece, il giudizio espresso nei confronti di alcuni componenti della giunta, accusati di aver mantenuto un abbigliamento giudicato troppo informale per il ruolo ricoperto. «Chi esercita un incarico pubblico comunica anche attraverso ciò che indossa», scrivono, sostenendo che anche il linguaggio visivo contribuisca a trasmettere rispetto verso le istituzioni e la memoria.
“La forma è sostanza”
Nel comunicato le consigliere richiamano anche un paragone con Pam, Bondola e Vin, la tradizionale festa popolare rivana. In quel contesto, spiegano, jeans, sandali e abiti informali sono perfettamente coerenti con lo spirito dell’iniziativa. Diverso sarebbe invece il significato di una commemorazione civile.
«Confondere i due piani significa non cogliere il senso dei simboli», affermano Santi e Betta, secondo cui il cerimoniale pubblico non rappresenta un insieme di formalità, ma il linguaggio attraverso il quale una comunità rende omaggio alla propria storia e a chi ha sacrificato la vita per la libertà.
Da qui la conclusione del loro intervento: «Qualche volta la forma non è un orpello. È sostanza». Un richiamo che le due consigliere rivolgono all’amministrazione comunale, sostenendo che il modo in cui le istituzioni si presentano durante le ricorrenze ufficiali contribuisca a raccontare il rapporto della comunità con la propria memoria storica.
(n.f.)