
Se al Tour de France i corridori vengono accolti con massaggi, bevande energetiche e telecamere da tutto il mondo, al Tour de Pance basta molto meno per sentirsi campioni: una baguette da mezzo metro rigorosamente imbottita di mortadella. E, diciamolo, probabilmente qualcuno la preferirebbe anche alla coppa del vincitore.
La quinta tappa del Tour de Pance, disputata la sera del 15 luglio, ha portato il gruppo da Bolognano fino alla località Castil, sul Monte Velo, la “Cima Coppi” di questa edizione. Quasi dieci chilometri di salita con una pendenza media dell’8% e punte del 13%: numeri che farebbero tremare le gambe anche ai professionisti, figurarsi a una compagnia che sa già di dover recuperare ogni caloria persa… e anche qualcuna in più.
Nemmeno questa volta il meteo ha voluto fare il bravo. Dopo la pioggia della tappa precedente, anche il Monte Velo ha accolto i concorrenti con un acquazzone. Se qualcuno ha maledetto le nuvole, altri hanno invece ringraziato il cielo per un po’ di refrigerio dopo le torride giornate estive. Tanto, alla fine, erano tutti fradici allo stesso modo.
Come ormai da tradizione anche questa tappa ha visto distacchi importanti tra gli scalatori più veloci e chi affronta le salite con filosofia. Per evitare che i primi finissero la cena prima ancora dell’arrivo degli ultimi, è stata confermata la partenza anticipata della “fascia protetta”, una soluzione che ormai è diventata parte integrante del regolamento non scritto del Tour.
Davanti a tutti, ancora una volta, si è imposto il “Moliner” Bortolotti, capace di completare l’ascesa in poco meno di tre quarti d’ora. L’ultimo concorrente ha impiegato quasi il doppio del tempo, arrivando al traguardo in condizioni al limite dell’allucinazione, in pieno stile Fantozzi, ma accolto come sempre dal fragoroso applauso riservato a chi, pur arrivando in coda, porta a termine l’impresa.
La scena più memorabile, però, non si è consumata sulla strada, bensì pochi secondi dopo il traguardo. Protagonista l’ormai insostituibile “Skizzo” Calliari, universalmente riconosciuto come la miglior forchetta del Tour. Ancora senza fiato per lo sforzo si è visto recapitare una baguette di mezzo metro farcita di mortadella. Non ha avuto nemmeno il tempo di ringraziare: la bocca era già impegnata. In fondo, ci sono momenti in cui le parole sarebbero soltanto superflue.
Archiviata la fatica i concorrenti, bagnati come pulcini, si sono cambiati per raggiungere il locale che li ospitava. Ad accoglierli i simpatici gestori e, soprattutto, una cena degna del Tour de Pance: abbondante, rumorosa e accompagnata dall’immancabile dose di sfottò, prese in giro e racconti sempre più fantasiosi man mano che i piatti si svuotavano.
Sul fronte della classifica cambia poco. La maglia gialla resta saldamente sulle spalle di “Codefer” Scudellari, mentre quella rosa continua a essere indossata da “Me Fiola”. Ma attenzione: tra due settimane è atteso il tappone virtuale, destinato a sparigliare le carte. Niente salite impossibili né cronometro: quest’anno i punti pesanti arriveranno da una gara a coppie tra bocce e freccette, disciplina nella quale anche chi soffre appena vede una salita potrà finalmente sognare il colpaccio.
Naturalmente il tutto sarà accompagnato da una tavola degna della fama del Tour de Pance. Perché, in fondo, la filosofia della manifestazione è sempre la stessa: pedalare è importante, ma mangiare insieme lo è ancora di più. E se qualcuno nutriva ancora dei dubbi, probabilmente non ha mai visto sparire una baguette da mezzo metro in pochi istanti.




