
Dalla Variante di Torbole alla TAV, dalla navigazione alla ciclabilità: per la prima volta Trentino, Veneto e Lombardia pianificheranno insieme lo sviluppo del Garda.
Per decenni il Lago di Garda è stato diviso da tre Regioni, quattro Province e decine di amministrazioni locali. Da oggi, almeno sul fronte della mobilità, cambia il modo di guardare al territorio. A Salò è stato sottoscritto l’Accordo Quadro per la realizzazione del Piano di Mobilità Integrata e Sostenibile dell’Area Gardesana, un documento destinato a orientare le grandi scelte infrastrutturali dei prossimi decenni. L’intesa coinvolge la Comunità del Garda, la Provincia autonoma di Trento, le Province di Verona e Brescia, la Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano e le Università di Brescia e Padova, chiamate a fornire il supporto scientifico al progetto.
Una rivoluzione culturale prima ancora che infrastrutturale
La vera novità non è una nuova strada o una nuova galleria. Per la prima volta il Garda verrà studiato come un unico sistema territoriale, superando i confini amministrativi che fino ad oggi hanno portato ogni territorio a progettare le proprie opere senza una visione complessiva.
L’obiettivo del Piano è costruire una strategia condivisa per affrontare uno dei problemi più sentiti da residenti e turisti: la mobilità.
Non si parlerà soltanto di strade, ma di trasporto pubblico, navigazione lacustre, piste ciclabili, collegamenti ferroviari, accessibilità ai caselli autostradali, riduzione delle emissioni, gestione dei flussi turistici e connessione con la futura Alta Velocità. Tutte le future decisioni dovranno poggiare su dati scientifici, analisi dei flussi e modelli di simulazione elaborati dalle università.
Cosa significa per l’Alto Garda
Per il territorio dell’Alto Garda e Ledro si tratta probabilmente della novità più importante degli ultimi anni.
Il nuovo Piano diventerà infatti la cornice entro cui valutare tutte le principali opere già in corso o in fase di progettazione. Tra queste figurano il completamento della galleria Passo San Giovanni-Busa, la futura Variante di Torbole, il collegamento con la Val di Ledro, il potenziamento della mobilità ciclabile, i servizi di navigazione sul lago e le connessioni con la futura fermata gardesana dell’Alta Velocità ferroviaria.
In altre parole, le singole infrastrutture non saranno più valutate isolatamente, ma come tasselli di un unico sistema destinato a migliorare gli spostamenti di residenti, lavoratori e milioni di visitatori.
La sfida dell’overtourism
Il Garda continua infatti a registrare una crescita costante dei flussi turistici. Durante i mesi estivi le due Gardesane, la viabilità interna dell’Alto Garda e gli accessi ai centri storici raggiungono frequentemente livelli di congestione che incidono sulla qualità della vita dei residenti e sulla competitività del sistema economico.
Il nuovo Piano nasce proprio per individuare soluzioni integrate, cercando un equilibrio tra sviluppo turistico, tutela ambientale e vivibilità delle comunità locali.
Università protagoniste
Uno degli aspetti più innovativi dell’accordo è il coinvolgimento diretto del mondo accademico.
Le Università di Brescia e Padova avranno il compito di raccogliere dati, analizzare i flussi di traffico e costruire scenari previsionali che consentano agli amministratori di programmare gli investimenti sulla base di evidenze scientifiche e non soltanto di valutazioni politiche.
Una visione che guarda ai prossimi decenni
La presidente della Comunità del Garda, Mariastella Gelmini, ha definito il nuovo Piano uno strumento che va oltre la semplice mobilità, puntando a coniugare competitività, sostenibilità e qualità della vita. Il presidente della Provincia di Brescia, Emanuele Moraschini, ha evidenziato come la mobilità gardesana rappresenti un sistema complesso che richiede una pianificazione unitaria, mentre il presidente della Provincia di Verona, Flavio Massimo Pasini, ha ricordato come gli spostamenti quotidiani non si fermino ai confini amministrativi.
Per l’Alto Garda il messaggio è chiaro: il confronto non riguarderà più soltanto una variante stradale, una ciclovia o un nuovo parcheggio. Da oggi la sfida sarà costruire un sistema di mobilità capace di mettere in rete tutto il lago, con una visione condivisa che guarda ai prossimi venti o trent’anni. (n.f.)