Articolo pubblicato il: 20/02/2026 alle 18:00
La Busa - Maria Pia Molinari, primo bilancio del Consiglio: «Un onore, ma servono dialogo e concretezza»
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Notizie, Politica

 

L’ingresso di Maria Pia Molinari nella vita amministrativa rivana rappresenta uno dei passaggi politici più significativi emersi nel recente ciclo elettorale. Oggi consigliera comunale e vicepresidente del Consiglio comunale, Molinari traccia un primo bilancio pubblico del proprio percorso, ripercorrendo le motivazioni che l’hanno condotta alla candidatura e le dinamiche incontrate nei primi mesi di attività istituzionale.
Figlia di Claudio Molinari – figura storica della politica locale ed ex sindaco di Riva del Garda – la consigliera aveva annunciato la propria discesa in campo nel marzo 2025, all’interno di un progetto dichiaratamente civico alternativo, formato dalle due liste “Ascolta Riva” e “Ora Riva“. Una scelta maturata, come sottolinea nella nota inviata alla redazione, «circa un anno fa», e nata da un’esigenza precisa: portare nel dibattito cittadino «una voce nuova, libera e pensante», esterna agli schieramenti tradizionali.
Nei mesi successivi all’ingresso in Consiglio comunale, Molinari descrive un’esperienza intensa, segnata da un doppio livello di apprendimento: quello tecnico-amministrativo e quello politico-relazionale.

 

 

«In questi mesi sono entrata in contatto sia con dinamiche legate agli strumenti propri dell’Amministrazione Pubblica, sia con alcune dinamiche che muovono da una parte gli assetti politici cittadini e dall’altra provocano costanti impasse e impossibilità di dialogo», osserva la consigliera. Una riflessione che si accompagna a una valutazione critica del clima politico: «Constato sempre più spesso come i limiti di una dialettica spesso immotivatamente sopra le righe […] gravino pesantemente non solo sulle relazioni interpersonali ma anche su equilibri politici ed istituzionali, impedendo a volte risoluzioni concrete per Riva».
Al centro del suo intervento emerge il significato attribuito al ruolo istituzionale. «Poter sedere in un banco del Consiglio Comunale per me è un onore enorme e una responsabilità ancora più grande, che non dò per scontata», scrive Molinari, sottolineando come il mandato richieda «costante attenzione, un monitoraggio e una condivisione continuativa».
Un passaggio che si traduce, nelle sue parole, in un lavoro quotidiano fatto di studio e confronto: «Significa studiare, poter accedere agli atti amministrativi, potersi confrontare con chi ha maggiore esperienza di me […] e fidarmi delle persone che insieme a me hanno cominciato questo percorso». Un approccio che rifiuta semplificazioni e letture superficiali: «Significa non dare per scontato niente, non rimanere affascinati dalle belle parole, ma cercare sempre di andare oltre».
La consigliera richiama quindi le origini della propria scelta politica, ribadendo la natura civica del progetto. «La scelta maturata circa un anno fa […] nasceva da un’esigenza stringente: poter avere una voce nuova, libera e pensante, esterna a tutto ciò che era stato fino a quel momento il panorama politico rivano». Una prospettiva fondata, precisa, non sulla pretesa di verità assolute, ma «con l’intuizione di voler partire dall’ascolto delle persone».
In questo quadro si colloca il percorso del coordinamento “Un territorio, più comunità”, descritto come spazio di elaborazione condivisa e distante dalle logiche partitiche tradizionali. «Non un appiattimento dei valori ed una scelta qualunquista, ma il rimettere al centro i cittadini e le cittadine e le loro necessità».
Non manca, nella nota, un riferimento diretto alle critiche emerse nel dibattito cittadino. Molinari parla di un «vociare persistente» che le imputerebbe generalizzazioni o inesperienza, ma ribatte con decisione: «Sono tutte cose che mi restituiscono forza del percorso intrapreso».
Particolarmente netta la posizione sul metodo decisionale in aula. «Non prendo decisioni da sola, ma sempre condivise», chiarisce, rivendicando un processo collegiale. E ancora: «Non voto a favore o contro le persone, non voto genericamente a favore o contro la maggioranza o la minoranza […] voto secondo un principio, che è quello della coerenza».
Una coerenza che si misura, spiega, sulle singole proposte: «Sono le proposte nelle singole tematiche che affrontiamo in Consiglio che vengono analizzate, discusse, sviscerate il più possibile». In questo contesto, viene rivendicato anche il significato dell’astensione: «Uno strumento istituzionale […] forse non così intelligibile come un voto favorevole o contrario, ma altrettanto significativo».
Il passaggio conclusivo assume infine un respiro più ampio, quasi programmatico. «Non mi serve appartenere a un partito per avere un’idea politica reale, concreta e precisa su come e dove portare Riva del Garda nel futuro». E, guardando alla storia politica cittadina: «Quando si tratta di avere un unico obiettivo, si possono superare tantissime divergenze […] quando ci si tratta con rispetto».
Un bilancio che, più che rivendicare singoli risultati amministrativi, mette al centro metodo, cultura istituzionale e qualità del confronto politico — temi che continueranno a segnare il dibattito consiliare rivano.

(n.f.)

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