
Il risveglio della natura, nei pressi del lago di Loppio, ha sempre un ritmo preciso: quando le temperature si alzano e arrivano le prime piogge, rospi e rane iniziano la migrazione verso le aree umide per la riproduzione. È un fenomeno antico, spettacolare e fragile, che si ripete ogni anno e che rende questo angolo di Trentino un punto sensibile per la biodiversità.
Proprio per farsi trovare pronti prima dell’avvio della migrazione, le volontarie e i volontari “rospisti” del WWF Trentino Alto Adige/Südtirol hanno anticipato i tempi: non soltanto organizzazione e presidio, ma anche cura concreta dell’ambiente. Nei giorni scorsi, ancora prima del “via” ufficiale della stagione, il gruppo si è dedicato alla raccolta dei rifiuti lungo la strada e nelle aree attorno al lago, quella stessa fascia di territorio che a breve sarà attraversata da tanti anfibi “in amore”.
L’intervento non è solo una questione di decoro.
La presenza di rifiuti vicino a un’area umida e lungo un corridoio di migrazione animale è un problema ambientale diretto: può trasformarsi in un rischio aggiuntivo per specie già esposte a pericoli noti, come l’attraversamento stradale e la frammentazione degli habitat.
A raccontare con forza questa realtà è anche l’immagine documentata dai volontari: sacchi neri pieni di scarti raccolti sul posto, in cui si distinguono guanti monouso, imballaggi di plastica e cartone, bottiglie e lattine – tipici rifiuti da consumo rapido – e perfino materiali più ingombranti e sporchi di terra, come pezzi di gomma o simil-moquette, che lasciano intuire uno smaltimento irregolare e non episodico. Un quadro che parla di una pressione umana costante, fatta sì di distrazioni, ma anche di abbandoni deliberati.
In un contesto come il lago di Loppio, l’impatto è ancora più serio. Questo bacino, infatti, è un ambiente naturale particolare e prezioso, legato a dinamiche stagionali che lo rendono un habitat ideale per molte specie: area umida, corridoio ecologico, punto di riproduzione per gli anfibi. In questi luoghi, rifiuti e plastiche non sono “solo sporcizia”: possono diventare trappole e fonti di contaminazione. Gli anfibi possono ferirsi, restare intrappolati o essere esposti a microplastiche e sostanze che si disperdono nel suolo e nell’acqua. E tutto questo accade proprio nel periodo più delicato dell’anno, quando gli animali si muovono numerosi e vulnerabili.
Il lavoro delle rospiste e dei rospisti, quindi, va letto come un’azione di tutela a più livelli: non solo l’assistenza durante la migrazione, ma una prevenzione ambientale che riduce i rischi e restituisce dignità a un luogo che, in primavera, torna a essere pienamente vivo.
Il WWF rilancia anche un invito alla cittadinanza: chi volesse unirsi al gruppo può farlo, perché – come ricordano gli stessi volontari – l’ambiente è di tuttə, umani e non solo. E al lago di Loppio, dove la natura sta per rimettersi in moto, questa frase smette di essere uno slogan e diventa un fatto concreto: ogni sacco di rifiuti raccolto è un pezzo di habitat restituito, ogni gesto di cura è una possibilità in più perché il risveglio della primavera non si trasformi in un percorso a ostacoli.
(n.f.)
