
Una valle di 5.500 abitanti, nessun presidio stabile di guardia medica, l’inverno alle porte e una galleria destinata a chiudere per lavori nelle ore notturne. A Ledro la questione sanitaria rischia di trasformarsi in un problema ancora più serio di isolamento territoriale. Per questo due cittadine, Ivana Maria Rosa e Claudia Magagnotti, hanno deciso di mobilitare la comunità con una raccolta firme che punta a riportare stabilmente il servizio di Continuità Assistenziale in valle.
Le sottoscrizioni raccolte (e protocollate in Comune) al 14 ottobre erano già 637. Ora l’obiettivo è raggiungere quota mille. Lo slittamento dell’avvio dei lavori alla galleria Dom, inizialmente previsto proprio per ottobre, concede altro tempo alla mobilitazione. «Vogliamo arrivare a mille firme», racconta Ivana Maria Rosa alla redazione de La Busa online. «La nostra è una richiesta che riguarda tutti, soprattutto le persone più fragili. Il 44% della popolazione è composto da anziani sopra i 65 anni e bambini sotto i 14. Non possiamo ignorare questi numeri».
Il servizio di riferimento è attualmente quello di Riva del Garda, contattabile attraverso il numero 116117. Ma durante le chiusure notturne della Dom, sulla statale 240, raggiungere un medico potrebbe diventare particolarmente complicato.
Le distanze raccontano meglio di qualsiasi parola la preoccupazione dei residenti: secondo quanto evidenziato nella petizione, in caso di necessità i cittadini potrebbero essere indirizzati verso Condino, a circa 25 chilometri, mentre per il pronto soccorso il riferimento alternativo potrebbe diventare Tione, distante circa 50 chilometri.
Non significa che queste destinazioni saranno automaticamente imposte: dipenderà dalle condizioni e dall’organizzazione dei servizi sanitari. Ma è proprio questa incertezza che le promotrici chiedono alle istituzioni di affrontare prima dell’apertura del cantiere.
I lavori di stabilizzazione della galleria Dom avranno una durata prevista di circa sedici mesi, inizialmente con chiusure nelle notti feriali e successivamente con lunghi periodi di circolazione a senso unico alternato. Le ambulanze potranno transitare anche durante le chiusure, ma resta il problema delle necessità sanitarie non differibili che non costituiscono un’emergenza.
«Non è giusto che per problemi sanitari di piccola entità si debba pensare di ricorrere all’ambulanza o all’elisoccorso, mezzi che hanno altre priorità», osserva Rosa.
E poi c’è l’inverno. Neve, ghiaccio e possibili criticità della viabilità montana rendono il percorso alternativo attraverso Ampola una soluzione tutt’altro che semplice, soprattutto per anziani, famiglie con bambini e persone prive di un mezzo proprio.
Una possibile risposta, secondo le promotrici, potrebbe arrivare da Bezzecca, dove esiste un centro polifunzionale comunale relativamente nuovo, vicino alla struttura per anziani Giacomo Cis.
«Ci sono già locali predisposti per ospitare il medico», spiega Rosa. La loro effettiva utilizzabilità dovrà naturalmente essere verificata dall’Azienda sanitaria, insieme alla disponibilità del personale.
La petizione non chiede soltanto un servizio provvisorio: l’obiettivo principale è il ripristino permanente della guardia medica in valle. Qualora non fosse immediatamente possibile, viene richiesta almeno una presenza durante i lavori alla Dom e un’organizzazione chiara per garantire l’accesso all’assistenza.
L’appello è rivolto alla Provincia, all’assessorato alla salute guidato da Mario Tonina, all’ASUIT e all’amministrazione comunale di Ledro.
Dove firmare fisicamente. Sono nove i punti di raccolta: Coop di Pré, Legos, Lenzumo, Tiarno di Sotto e Tiarno di Sopra; Bar Lambic e Art Café da Max a Molina, Atelier Rosa a Pieve e tabaccheria Merli Daniele a Bezzecca. È disponibile anche la petizione online su Change.org.
Per la raccolta cartacea comunale possono sottoscrivere i residenti di Ledro che abbiano compiuto 16 anni, muniti di documento d’identità e in possesso degli altri requisiti statutari.
La domanda che questa mobilitazione consegna alla politica trentina è semplice: può una comunità montana dipendere dalla percorribilità di una galleria per accedere a un medico nelle ore in cui gli ambulatori ordinari sono chiusi?
La risposta, secondo le promotrici, non può limitarsi alla durata del cantiere. Perché i lavori finiranno, ma le distanze, l’inverno e le esigenze sanitarie della valle resteranno.
Nicola Filippi