
Quasi 30 mila ettari, circa 300 chilometri quadrati: sotto la pianura veneziana, tra Cavarzere e Chioggia, è stata individuata una vastissima riserva di acqua dolce la cui estensione è stata paragonata a quella del lago di Garda. Una scoperta che fa notizia anche sulle rive del Benaco, ma che va letta correttamente: sotto terra non esiste un secondo Garda con rive e acqua libera, bensì un enorme bacino acquifero profondo, protetto da strati di argilla e sorprendentemente resistente all’avanzata dell’acqua salata.
A rendere pubblici gli ultimi risultati è stata Anbi, l’Associazione nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, sulla base delle ricerche condotte nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk, che studia gli effetti della salinizzazione sulle falde costiere.
I due punti principali delle indagini si trovano a Buoro, nel Comune di Cavarzere, e Punta Gorzone, nel territorio di Chioggia. Qui carotaggi e pozzi sperimentali hanno permesso di ricostruire ciò che accade sotto la superficie. A Punta Gorzone sono stati perforati due pozzi, uno fino a circa 15 metri e il secondo fino a 35. I ricercatori hanno intercettato due corpi idrici distinti, separati da oltre dieci metri di argille e limi compatti a bassissima permeabilità. Questo strato, tecnicamente chiamato acquitard, agisce come una sorta di barriera naturale, rallentando fortemente la penetrazione dell’acqua salata verso la falda più profonda.
Ed è proprio sotto questa “coperta” geologica che si trova la sorpresa.
Tra circa 28 e 35 metri di profondità è stata rilevata acqua con una salinità di appena un grammo per litro. Molto diversa la situazione della falda superficiale, dove attorno ai sette metri la concentrazione può raggiungere i 14 grammi di sale per litro, un valore ben inferiore ai circa 35 dell’acqua marina ma già fortemente dannoso per molte colture.
Grande come il Garda? Sì, ma soltanto in superficie
Il paragone che ha fatto il giro dei giornali richiede una precisazione. I quasi 30 mila ettari individuati corrispondono a circa 300 chilometri quadrati; il lago di Garda ha una superficie di circa 368 chilometri quadrati. Dunque l’ordine di grandezza è realmente paragonabile, ma il confronto riguarda l’area interessata dal sistema sotterraneo, non la quantità d’acqua custodita. Al momento non è stato infatti reso noto un volume complessivo attendibile della riserva.
E non è ancora un gigantesco “serbatoio” pronto per essere utilizzato.
Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo sottolinea che devono ancora essere definite con precisione dimensioni, portata, capacità di ricarica e soprattutto le conseguenze di eventuali prelievi. Un eccessivo sfruttamento potrebbe infatti alterare gli equilibri della falda o aggravare fenomeni già delicati come la subsidenza, cioè l’abbassamento progressivo del terreno.
La scoperta assume comunque un valore particolare in un Veneto che nel 2026 ha attraversato una fase di forte sofferenza idrica. A fine maggio il deficit delle precipitazioni dell’anno idrologico aveva raggiunto il 28%, equivalente a quasi 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti, con preoccupazione anche per la risalita del cuneo salino.
Per questo, più che un nuovo lago da “scoprire”, quello nascosto sotto la pianura veneziana rappresenta soprattutto una riserva naturale da conoscere e proteggere.
Una sorta di cassaforte d’acqua dolce sepolta sotto metri di sedimenti. Grande, in superficie, quasi quanto quel Garda che conosciamo bene. Ma proprio perché invisibile e ancora in buona parte da studiare, forse ancora più preziosa.
(n.f.)