
Non una semplice critica, ma una richiesta formale ai Comuni: chiudere l’attuale esperienza della Comunità del Garda e costruire un nuovo organismo pubblico, sovraordinato e dotato di poteri effettivi per governare in modo unitario il lago. È la posizione assunta dal Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda, che nei giorni scorsi ha inviato via PEC ai Comuni aderenti una proposta destinata ad aprire un nuovo fronte nel dibattito sulla governance del più grande lago italiano.
Secondo il Coordinamento il problema nasce dalla frammentazione delle competenze tra territori, Regioni ed enti diversi. «Il Garda è un unico ecosistema», sottolinea l’associazione, mentre l’attuale Comunità del Garda viene giudicata uno strumento troppo debole per incidere realmente su temi come qualità delle acque, depurazione, mobilità, pressione turistica, consumo di suolo, navigazione, sicurezza e urbanistica.
La critica è netta: «La Comunità del Garda non governa il Garda e non lo rappresenta. Lo racconta, talvolta lo promuove, ma non dispone dei poteri necessari per intervenire sulle questioni strategiche del lago».
Nel documento vengono richiamate alcune delle principali vertenze degli ultimi anni. Tra queste la ciclopedonale del Garda, contestata per costi che il Coordinamento quantifica fino a 17 mila euro al metro; il nuovo sistema di collettamento e depurazione, ritenuto dall’associazione funzionale anche a nuove pressioni edificatorie; e infine le ipotesi relative a una nuova fermata dell’alta velocità ferroviaria lungo il Garda.
Il Coordinamento porta poi l’attenzione sui conti. Nel 2025, sostiene, la Comunità del Garda avrebbe registrato entrate per 792.140 euro, dei quali oltre 392 mila provenienti dai contributi dei soci, quindi in larga parte dai Comuni. Una spesa che, secondo l’associazione, non troverebbe un corrispettivo adeguato in funzioni operative o poteri decisionali.
Da qui le richieste rivolte alle amministrazioni locali: avviare il superamento dell’associazione, rivedere i finanziamenti automatici, aprire un tavolo con Lombardia, Veneto, Provincia autonoma di Trento e Stato e definire un nuovo modello unitario di governo del bacino.
La posizione finale è riassunta in poche parole: «Il Lago di Garda è uno solo. Il suo governo deve essere uno».
Ora la palla passa ai Comuni, chiamati a valutare se quella proposta possa trasformarsi da presa di posizione ambientalista a vero percorso istituzionale.
(n.f.)