
La ricerca “I frequentatori dei rifugi del Trentino”, promossa dal Servizio Turismo e Sport della Provincia e realizzata da TSM-Accademia della Montagna in collaborazione con l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e l’Università di Trento, analizza il profilo di chi pernotta nei rifugi, le modalità di fruizione della montagna e le aspettative sui servizi, con un’attenzione particolare alla sostenibilità.
Dai dati emerge un frequentatore “maturo”, non solo per età ma per esperienza: quasi l’80% si definisce esperto di montagna e il 48% ha già dormito in rifugio molte volte. Si tratta di un pubblico con alto livello di istruzione (il 57,8% è laureato), che cerca un’esperienza consapevole di immersione nella natura e di distacco dalla quotidianità. È anche un utente attivo nell’informarsi (il 62,9% raccoglie direttamente informazioni sui percorsi) e attento alle tematiche ambientali.
La frequentazione si divide quasi equamente tra italiani (52,4%) e stranieri (47,6%). I primi si identificano più spesso come trekker o turisti occasionali, con permanenze brevi (una o due notti) e il rifugio vissuto come meta dell’escursione. Gli stranieri – in particolare da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito – mostrano invece profili più tecnici (escursionisti d’alta quota e alpinisti) e utilizzano il rifugio come tappa all’interno di itinerari di più giorni.
Dal punto di vista sociale, la permanenza in rifugio si caratterizza per una socialità “prossimale”: la maggior parte degli ospiti pernotta in gruppi già formati, come amici o familiari. Il rifugio si conferma quindi più come spazio collettivo condiviso all’interno del proprio gruppo che come luogo di interazione con sconosciuti.
Un dato rilevante riguarda il ruolo del rifugista: oltre la metà del campione lo considera un interlocutore esperto, punto di riferimento non solo per l’accoglienza ma anche per la sicurezza e la conoscenza del territorio. Questa percezione rafforza il valore del rifugio come presidio territoriale.
Per quanto riguarda i servizi, le priorità sono chiare: servizi igienici adeguati e possibilità di prenotazione online risultano gli aspetti più richiesti (punteggio medio 3,1 su 4). Altri elementi – come camere riservate, flessibilità oraria, offerta gastronomica o connessione internet – sono considerati meno centrali. Il rifugio non è percepito come un hotel in quota, ma come un’infrastruttura essenziale legata all’esperienza della montagna.
Il tema del sovraffollamento appare contenuto: il 51% degli intervistati percepisce un flusso normale e il 23% dichiara di aver incontrato poca gente, con criticità limitate a specifici periodi di alta stagione.
Elevata è la sensibilità ambientale: problematiche come scarsità d’acqua, energia e gestione dei rifiuti registrano valori superiori a 3 su 4. I frequentatori accettano limitazioni quando finalizzate alla tutela dell’ambiente, mentre risultano più critici verso misure percepite come vincoli organizzativi (ad esempio accessi su prenotazione o limitazioni ai parcheggi). La sostenibilità viene attribuita sia alle politiche pubbliche (45,4%) sia ai comportamenti individuali (34%).
Le modalità di informazione mostrano un sistema policentrico: il 31,8% delle fonti è rappresentato da figure individuali come influencer, atleti e divulgatori, molto più di associazioni o brand (circa 9% ciascuno). Tuttavia, l’uso dei social resta contenuto: oltre la metà degli utenti ha una presenza digitale bassa e profili con meno di mille follower, confermando la montagna come spazio di disconnessione.
Nel complesso, il rifugio emerge come elemento centrale della “montagna attraversata”: non solo punto di appoggio logistico, ma anche spazio simbolico e culturale. Accanto alla funzione operativa, si rafforza il suo ruolo di infrastruttura sociale capace di accogliere pratiche diverse e livelli di esperienza differenti, mantenendo un equilibrio tra fruizione turistica, identità territoriale e sostenibilità.