
Un riconoscimento nazionale che premia una visione precisa di ospitalità, ma anche un punto di partenza per guardare avanti, tra mercati in evoluzione, nuove sfide e progetti ambiziosi. Il Du Lac et Du Parc Grand Resort di Riva del Garda è stato tra i protagonisti del Milano Marketing Festival, dove ha ricevuto il Top 100 Products Award, e il direttore generale Gabriele Galieni traccia un bilancio che unisce orgoglio e visione strategica.
«È stato un onore ricevere questo premio – spiega Galieni – perché dà alla nostra industria, quella dell’accoglienza, la giusta rilevanza e contribuisce alla valorizzazione del prodotto». Un riconoscimento che arriva in una fase non priva di incognite, ma che rafforza un messaggio chiaro: «Non c’è mai un momento sbagliato per godere della nostra destinazione e dei nostri servizi».
Il premio, assegnato nell’ambito del Milano Marketing Festival organizzato da Class Editori, ha valorizzato l’offerta del resort gardesano, capace di coniugare comfort, innovazione e posizionamento trasversale: dalla vacanza family agli eventi business, fino ai soggiorni di fascia alta. Una filosofia che, come sottolinea Galieni, si fonda su «un’accoglienza che sa evolversi, unendo tradizione e strategie di marketing all’avanguardia».
Alle spalle, una stagione 2025 da record. «È stata la migliore di sempre», anticipa il direttore generale. Crescono occupazione e ricavo medio, con risultati positivi anche su segmenti storicamente più complessi come l’FB (Full Board, pensione completa), «che nell’hotellerie rappresenta sempre una palla al piede, ma lo scorso anno è andato molto bene».
Determinante anche la diversificazione dell’offerta. Il grande parco del resort – oltre 75mila metri quadrati, 254 camere e dieci sale meeting – si è rivelato strategico, in particolare per il segmento matrimoni. «Ci ha permesso di entrare in circuiti importanti, con un ricavo medio di gran lunga sopra la media», spiega Galieni.
Guardando al 2026, le previsioni sono positive, ma il mercato cambia. «Il lead time si sta accorciando e le famiglie non fanno più tre settimane di ferie consecutive: frammentano i soggiorni durante l’anno». Un’evoluzione che impone nuove strategie, soprattutto nei periodi di bassa stagione. «Dietro ogni problema si nasconde un’opportunità: bisogna cambiare segmento, puntare su congressi, convegni, gruppi. Magari scendendo a compromessi sul prezzo, ma coprendo i costi fissi».
È la logica della diversificazione, che Galieni sintetizza con una metafora efficace: «È come un portafoglio titoli: se punti su un solo mercato e questo si ferma, tu chiudi». Oggi il mercato tedesco resta il principale (33%), ma crescono Polonia e Repubblica Ceca, mentre il Regno Unito ha recuperato pienamente dopo il crollo durante il Covid. Più complessa la situazione di alcune aree, anche per via dei conflitti internazionali: «Serve flessibilità, non rigidità. Se un cliente ha difficoltà, devi metterti nei suoi panni e trovare una soluzione».
Un altro elemento chiave è il lavoro. Il resort arriva fino a 275 collaboratori nei picchi estivi e ha scelto di destagionalizzare l’attività, restando aperto fino a dieci mesi e mezzo l’anno. «Se offri un progetto più lungo e stabile, diventi più attrattivo», spiega Galieni, sottolineando anche il ruolo della staff house per una sessantina di dipendenti. «Il problema dell’abitazione resta, ma così riusciamo a dare risposte concrete».
Accanto alla gestione, continua anche il percorso di investimento e innovazione. Il 2026 porterà nuove camere Sequoia, il restyling dei bungalow, nuove infrastrutture sportive (con una piacevole sorpresa per gli amanti di uno degli sport tennistici più in voga al momento) e servizi sanitari h24 grazie alla partnership con Blue Health Center.
Ma lo sviluppo del resort non si ferma all’ospitalità in senso stretto. Come sottolineato dallo stesso Galieni, il presidente Paolo Pederzolli sta lavorando anche su una linea di progettualità culturale che punta ad arricchire ulteriormente l’offerta della struttura e il legame con il territorio. Dopo le iniziative già promosse negli anni scorsi, l’obiettivo è quello di proporre nuove mostre e appuntamenti culturali durante la stagione, ampliando l’esperienza degli ospiti oltre il soggiorno tradizionale.
Un approccio che rafforza l’idea di resort come spazio vivo, capace di intrecciare accoglienza, cultura e territorio, contribuendo a qualificare ulteriormente l’offerta turistica dell’Alto Garda.
Sul fronte degli investimenti, lo sguardo è già proiettato anche oltre. «A fine stagione 2026, con alte probabilità, partirà il progetto Malcesine», conferma Galieni, riferendosi alla realizzazione di una nuova struttura cinque stelle, sviluppata in partnership con la famiglia Arcese. Un investimento importante, con lavori previsti per almeno un anno e mezzo, che punta a posizionarsi nel segmento più alto ed esclusivo dell’offerta gardesana.
Il tutto senza perdere di vista l’essenza del settore. «L’hotellerie è un’industria – conclude Galieni – ma è un’industria in cui il fattore umano è centrale: empatia, relazione, capacità di storytelling». Non a caso, tra marzo e aprile il resort ha investito centinaia di ore nella formazione del personale, proprio su questi aspetti.
Il premio di Milano, in fondo, va in questa direzione: riconoscere non solo un prodotto, ma un modello. E una visione che punta a restare competitiva in un mercato sempre più complesso.
Nicola Filippi
