
L’ex Hotel Arco può essere demolito, ricostruito e persino ampliato senza la Variante 17. È da questo punto che la sindaca Arianna Fiorio torna sulla lunga vicenda urbanistica di Mogno, dopo la decisione della Provincia di non approvare la variante al Piano regolatore.
La prima cittadina affida a un lungo intervento pubblico una riflessione che va oltre il destino del vecchio albergo e tocca un principio sul quale l’attuale amministrazione intende fondare le proprie scelte urbanistiche: quando si modificano le regole del Piano regolatore, il vantaggio per la collettività deve essere concreto, riconoscibile e definito prima dell’accordo con il privato.
Fiorio parte dalle norme oggi vigenti. L’articolo 84 del PRG, dedicato al piano di riqualificazione urbana di Mogno, prevede per l’Hotel Arco la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici esistenti, consentendo anche un incremento volumetrico fino al 50 per cento.
«La mancata ristrutturazione – osserva Fiorio – è una scelta del privato, non dell’Amministrazione». È il passaggio sul quale la sindaca costruisce il resto del ragionamento. Per Fiorio, infatti, la questione non sarebbe mai stata scegliere fra lasciare l’attuale edificio degradato oppure permetterne il recupero: il recupero è già contemplato dal Piano vigente. Il punto controverso riguardava invece la scelta di modificare quelle previsioni attraverso la Variante 17 e un accordo pubblico-privato che avrebbe introdotto anche destinazioni residenziali.
Ed è qui che entra in gioco il concetto di interesse pubblico. «Tutti noi cittadini siamo chiamati a rispettare le regole del PRG vigente – scrive la sindaca – Quando si propone di cambiarle è quindi necessario soppesare con particolare attenzione l’interesse pubblico». Secondo Fiorio, quell’interesse deve corrispondere a obiettivi della pubblica amministrazione «individuati a monte della pianificazione» e non essere costruito successivamente attorno a un’operazione già impostata.
La sindaca arcense richiama quindi il lungo confronto tecnico con la Provincia, che durante l’iter aveva chiesto più volte chiarimenti e integrazioni. La decisione finale ha lasciato invariata la destinazione urbanistica dell’area e ha chiuso la procedura della Variante 17.
Fiorio non nasconde la soddisfazione per l’esito, ma affianca anche un giudizio sul percorso compiuto: «Non possiamo nascondere il rammarico per il tempo e il lavoro che i precedenti amministratori hanno richiesto inutilmente agli uffici comunali». Un tempo che, aggiunge, una volta arrivati alla guida del Comune si comprende ancora meglio quanto sia prezioso.
Ma il cuore dell’intervento arriva nelle righe finali e guarda oltre l’ex Hotel Arco. «L’urbanistica è una materia delicata: disegna la città, condiziona il nostro modo di viverla e può moltiplicare il valore di un’area». Per questo, sostiene Fiorio, ogni trasformazione deve essere affrontata con «rigore e responsabilità», partendo da un principio che l’amministrazione considera fondamentale: l’interesse della città e della comunità deve precedere lo strumento urbanistico utilizzato per raggiungerlo.
Il punto, nelle parole della sindaca, resta dunque quello del metodo: pianificare partendo dagli obiettivi pubblici, misurando con attenzione gli effetti delle trasformazioni urbanistiche e il rapporto fra interesse collettivo e iniziativa privata.
Per l’ex Hotel Arco, intanto, la Variante 17 esce di scena e resta valido il quadro previsto dal Piano regolatore vigente.
La vicenda torna così su un terreno più essenziale: quello delle possibilità già consentite dalle norme e delle eventuali future scelte della proprietà. Una storia urbanistica lunga e complessa che, almeno per ora, chiude un capitolo ma non ancora il dossier di Mogno.
(n.f.)