Articolo pubblicato il: 21/05/2026 alle 18:00
La Busa - Dro, il caso Tavernini arriva in Provincia: «Negati gli atti, non posso esercitare il mio ruolo»
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Notizie, Politica

 

A Dro il caso politico-istituzionale che coinvolge il vicepresidente del Consiglio comunale Alvaro Tavernini si allarga e approda ufficialmente in Provincia. Dopo la diffida inviata alla presidente del Consiglio comunale Valentina Benuzzi e alla segretaria comunale Cinzia Mattevi, Tavernini ha infatti chiesto un parere formale al Servizio Autonomie Locali della Provincia autonoma di Trento per chiarire quali siano le prerogative del vicepresidente del Consiglio e il diritto di accesso preventivo agli atti.
Al centro dello scontro c’è la convocazione di una seduta consiliare ritenuta urgente e, soprattutto, la presunta impossibilità per Tavernini di visionare la documentazione relativa agli atti da discutere. «Mi veniva richiesto di procedere nello svolgimento delle funzioni attribuite al vicepresidente senza che fosse consentita la visione di alcuna documentazione», scrive Tavernini nella richiesta inviata alla Provincia.

 

 

Secondo il vicepresidente del Consiglio comunale di Dro le richieste avanzate verbalmente alla segretaria comunale per ottenere copia o almeno visione della documentazione disponibile «non hanno avuto alcun riscontro».
Tavernini ricostruisce poi anche quanto avvenuto durante la riunione dei capigruppo dell’11 maggio, spiegando di aver proposto come prima data utile per il Consiglio il 25 maggio, «ma a condizione di poter disporre della documentazione già esistente». Una proposta che, secondo la sua versione, sarebbe stata bocciata dalla maggioranza. La vicenda ruota attorno all’ordine del giorno che verrà discusso il prossimo 4 giugno e che Tavernini considera gravemente lesivo della propria immagine istituzionale.
Nella richiesta inviata alla Provincia il vicepresidente contesta infatti diversi passaggi del documento. Respinge innanzitutto il riferimento ad una presunta «prassi consolidata e sempre applicata» nel Comune di Dro per casi analoghi, sostenendo che durante le sue tre consigliature «non si è mai verificata una situazione analoga». Respinge inoltre l’accusa di aver preteso la consegna integrale degli atti prima della convocazione del Consiglio.
«La richiesta formulata riguardava esclusivamente la possibilità di prendere visione della documentazione man mano che la stessa si fosse resa disponibile», precisa Tavernini.
Nel mirino finisce anche il richiamo all’urgenza amministrativa utilizzato per giustificare la convocazione. Secondo Tavernini non sarebbero mai state indicate «richieste formali con scadenze ravvicinate» o elementi concreti tali da motivare l’urgenza.
Ma il passaggio più duro arriva nella parte finale della nota, dove il vicepresidente parla apertamente di affermazioni «pretestuose» e di ricostruzioni che, in alcuni punti, «rasentano un falso ideologico». Parole pesantissime, che certificano il clima ormai tesissimo all’interno dell’aula consiliare di Dro.
Tavernini sostiene che la mancata possibilità di visionare la documentazione abbia compromesso «il principio di trasparenza» e ostacolato il corretto esercizio delle sue funzioni istituzionali.
Ora sarà la Provincia a dover chiarire quali siano concretamente i diritti e le prerogative del vicepresidente del Consiglio comunale in situazioni analoghe. Una risposta che potrebbe avere conseguenze importanti anche sul futuro della vicenda politica interna al Comune di Dro.

(n.f.)

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