
La storia di don Angelo Confalonieri, nato a Riva del Garda e vissuto tra le comunità aborigene d’Australia, ha riunito a Palazzo Martini rappresentanti delle istituzioni civili e religiose e ospiti internazionali, tra cui i cinque ambasciatori accreditati presso la Santa Sede Andrii Yurash (Ucraina), Marcus Bergmann (Austria), Keith Pitt (Australia), Shin Hyung-sik (Repubblica di Corea) e Koji Abe (Giappone), oltre all’arcivescovo di Trento monsignor Lauro Tisi e a padre Francesco Patton, quest’ultimo intervenuto in videoconferenza.
L’incontro «La realtà dell’utopia» ha proposto una riflessione sulla tutela delle minoranze e sulla vita accanto agli esclusi attraverso le figure di san Francesco d’Assisi e del missionario rivano. Angelo Confalonieri (Riva del Garda, 1813 – Penisola di Cobourg, 1848) fu, allo stato attuale delle ricerche, il primo “uomo bianco” ad aver scelto di vivere liberamente con e per gli aborigeni australiani. Ordinato sacerdote il 14 luglio del 1839, trascorse due anni, dal ’46 al ’48, a Port Essington vivendo con gli aborigeni, adottando il loro stile di vita (estremamente duro per un europeo) e imparando le loro lingue. Causa una febbre esiziale morì il 9 giugno 1948 ma, nonostante i soli due anni trascorsi con gli aborigeni, instaurò con loro un tale rapporto di vicinanza, amicizia e fiducia che questi gli attribuirono un “nome di gruppo di pelle”, Nagojo, quale riconoscimento di integrazione nella loro società.
L’ambasciatore Pitt, accompagnato da Ignacio Falcon della delegazione australiana, ha rivolto un saluto ai presenti, nel segno del legame tra l’Australia e la vicenda del missionario rivano.
Erano presenti il sindaco Alessio Zanoni e l’assessora alla cultura Stefania Pellegrini, la consigliera provinciale Michela Calzà e il consigliere regionale Andrea de Bertolini, promotore dell’iniziativa assieme a Rolando Pizzini (autore del libro «Angelo Confalonieri fra gli Aborigeni d’Australia»), oltre a Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino.
Padre Francesco Patton ha approfondito i punti di contatto tra san Francesco e don Angelo: la scelta di condividere la vita degli esclusi, l’esistenza come cammino e il vivere sine proprio, senza appropriarsi di nulla. «La scelta di Francesco, però, come quella di padre Confalonieri, non è dettata né da ragioni politiche né da ragioni filantropiche, ma da motivazioni squisitamente evangeliche», ha sottolineato. Due esperienze nelle quali la fraternità diventa una pratica quotidiana di condivisione e servizio.
La serata si è conclusa con la consegna delle targhe commemorative e la firma, da parte degli illustri ospiti, dell’Albo d’oro del Comune di Riva del Garda.
