
La Ciclovia del Garda cambia pelle. Sul tratto più difficile della sponda bresciana, quello fra Gardone Riviera e Limone, non sarà una passerella sospesa a chiudere l’anello attorno al lago ma – se arriveranno i finanziamenti – un servizio dedicato di navigazione capace di trasportare ciclisti e biciclette. Navigazione Laghi ha praticamente definito il progetto di due nuove imbarcazioni. Una scelta che nasce da problemi concreti di sicurezza, costi e tutela del paesaggio e che potrebbe aprire una riflessione molto più ampia sull’intero futuro della mobilità ciclistica gardesana.
La novità arriva da Alberto Chiovelli, direttore generale di Navigazione Laghi. Il progetto, ha spiegato al Giornale di Brescia, è «pressoché definito» ed è ora in fase di condivisione con Regione Lombardia. L’ipotesi, per il momento, prevede la costruzione di due natanti specificamente attrezzati per il trasporto delle biciclette, inseriti in un vero servizio di collegamento fra le due sponde interessate dal tratto mancante.
Non ci sono però ancora tempi certi. La costruzione delle imbarcazioni richiederebbe circa 24 mesi, ma il cronometro potrà partire soltanto quando saranno disponibili le risorse necessarie, attese da Regione Lombardia e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Da Sirmione a Limone, il tratto più difficile
La Ciclovia del Garda nasce come grande anello di circa 145 chilometri attorno al Benaco, attraverso Lombardia, Veneto e Trentino. Sul versante lombardo Regione Lombardia ha sviluppato un tracciato terrestre da Sirmione a Gardone Riviera lungo complessivamente 46 chilometri, mentre per il successivo tratto verso Limone sono state progressivamente approfondite soluzioni alternative. Proprio qui la montagna scende quasi direttamente nel lago, la Gardesana occidentale corre stretta fra pareti rocciose e acqua e il territorio presenta note criticità geologiche e paesaggistiche. Nel Piano regionale lombardo della mobilità ciclistica il cosiddetto “lotto 3”, da Gardone a Limone, risultava già sottoposto a prescrizioni del tavolo tecnico ministeriale che chiedevano di valutare alternative intermodali attraverso un servizio di navigazione dedicato.
Non è quindi un ripiego improvvisato, ma una soluzione maturata negli anni.
Già nel dicembre 2024 un’interrogazione parlamentare aveva riferito della scelta lombarda di puntare, per questo segmento, su un sistema intermodale con battelli, richiamando il rischio idrogeologico, i fenomeni franosi e le difficoltà legate alle passerelle sospese. Nello stesso atto veniva indicata l’ipotesi di due battelli ibridi e veniva posto il tema della sostenibilità economica e ambientale dell’intera opera.
Una ciclovia non necessariamente tutta “di cemento”
La novità porta con sé una domanda interessante anche per il Garda trentino e veneto: una ciclovia deve necessariamente essere un percorso fisicamente continuo lungo ogni metro della costa?
La normativa nazionale sulle ciclovie turistiche contempla infatti il concetto di intermodalità e la possibilità di collegare i percorsi anche con il trasporto pubblico e la navigazione. Il tema era stato sollevato in Parlamento già nel 2024 anche in relazione alla Gardesana orientale, fra Malcesine e Torbole, dove le condizioni geologiche e gli spazi ridotti rendono particolarmente complessa la progettazione di alcuni segmenti.
La scelta lombarda potrebbe quindi diventare un precedente interessante: non rinunciare alla mobilità ciclistica, ma integrarla con l’acqua quando costruire lungo la montagna significa affrontare costi, rischi e impatti particolarmente elevati.
È però importante distinguere i fatti dalle prospettive. Al momento il collegamento Gardone-Limone via battello non è ancora operativo e le due nuove imbarcazioni non sono state costruite. Il progetto è avanzato, ma il finanziamento resta il passaggio decisivo. Regione Lombardia, nella propria documentazione ufficiale, continua infatti a parlare di valutazione delle possibili soluzioni per il tratto a nord di Gardone.
La direzione intrapresa, tuttavia, appare chiara: dove la montagna rende difficile costruire una pista, potrebbe essere il lago stesso a diventare parte della Ciclovia.
E forse proprio qui sta il cambio di prospettiva più interessante: non pensare più all’anello del Garda soltanto come a 145 chilometri di asfalto e passerelle, ma come a una rete di mobilità dolce nella quale bicicletta e navigazione possano diventare due parti dello stesso viaggio. (n.f.)